Violetta la timida
(#01 della serie di Violetta)
di Giana Anguissola
Dati tecnici:
Casa Editrice: Mursia
Collana: Corticelli Nuova serie
Pagine: 242
Anno: 1963 (in Italia dal 1972 – la mia edizione è del 2001)
Genere: romanzo per giovinette
Trama: Primi Anni Sessanta. Milano.
Violetta Mansueti è una timida studentessa di seconda media. Odia la matematica ma è bravissima a scrivere i temi. Vive in un mondo tutto suo, isolata dal resto della classe e quasi impaurita di dire la sua opinione. Tutto cambia quando l’insegnante di italiano sceglie proprio lei per un progetto a cui ha aderito la scuola in collaborazione con Giana Anguissola (qui chiamata la signorina A.) e Il Corriere dei Piccoli: dovrà tenere un diario nel quale raccontare ai giovani i problemi dei giovani.
Solo che per Violetta non si tratterà unicamente di un diario. Ma di un vero e proprio viaggio attraverso la crescita e la maturità, con la signorina A. capace di insegnarle non solo a vincere la sua timidezza, ma anche a comprendere i suoi più profondi sogni e desideri.
Tra feste da organizzare, hobby da scoprire, un confronto televisivo all’avanguardia e un’insegnante di matematica molto alla moda, Violetta impara ad ‘osare’ e…
Commento: Violetta la timida è il primo romanzo della duologia dedicata a Violetta Mansueti (segue nel 1964 Le straordinarie vacanze di Violetta) e all’epoca dell’uscita ottenne uno straordinario successo di pubblico (tanto da vincere il Premio Bancarellino). E’ probabilmente il romanzo più famoso di Giana Anguissola (anche se io da giovane divorai la trilogia dedicata a Giulietta) e rileggerlo a più di sessant’anni di distanza dalla sua uscita si rimane impressionati dalla sua modernità, a significare che i tempi passano, ma l’animo dei giovani rimane lo stesso.
La classe di Violetta, così simile ad una classe di oggi (ad esclusione dei banchi)
Illustrazione di Ambra Costa
Illustrazione di Ambra Costa
Giana Anguissola, la regina della narrativa per ragazze
Giana Anguissola (1906-1966) è stata LA scrittrice per ragazze del Novecento. Ideò uno stile di scrittura moderno e coinvolgente, che rivoluzionò i testi indirizzati ai giovani. Senza di lei molte autrici come Emma Claudia Pavesi, Maria Silvi o Bianca Pitzorno non sarebbero potute esistere. Un’apripista, una visionaria. Capace di parlare direttamente al cuore delle fanciulle, usando il loro linguaggio, ma facendole crescere (come fa, in effetti la signorina A. con Violetta).
Violetta la timida è forse il suo libro più famoso, tuttavia non possono essere dimenticati la trilogia di Giulietta (Il diario di Giulietta, Giulietta e i sedici anni e Giulietta se ne va), Marilù, Priscilla e Gli eredi del Circo Alicante.
Ho letto moltissimo i libri dell’Aguissola da ragazza e riprenderne uno in mano oggi mi ha fatto comprendere come anche io sia stata influenzata dal suo stile e dalla sua narrativa. Non posso quindi che dirle… grazie di cuore.
Violetta, un messaggio di pace
Violetta impara ad osare, ad affrontare le sue paure, ed improvvisamente scopre di non essere più sola e che le idee che teneva dentro al cuore vengono accolte anche da altre studentesse che si uniscono a lei e fanno squadre.
Perché “le idee della Mansueti sono idee di amicizia e di pace, van bene per il nostro temperamento e dobbiamo avere il coraggio di dirlo… di star con lei!” (pag. 96).
Anche in questo la Anguissola è stata un’apripista. Senza sbandierare concetti ora di moda ma privati del loro vero significato come inclusività e resilienza, ha scritto un libro pulito e concreto nel quale racconta in punta di matita il bullismo scolastico (anche in contesto femminile) e spiega come con il coraggio e la verità si possa affrontare senza abbassare il capo. Ed insegna anche come l’onestà a scuola (come nella vita) sia il vero motore per diventare degli adulti affidabili (spettacolare la scena durante la quale Violetta viene punita per essersi truccata e non tradisce le compagne di classe… ma viene salvata dalla nuova venuta, che con il suo accento siciliano è pronta a difenderla perché in realtà la colpa è di tutte).
La festa organizzata da Violetta sarà un trionfo.
Illustrazione di Ambra Costa.
Illustrazione di Ambra Costa.
“Io sono un fiore”
E riguardo a questo episodio, arriva il capitolo capolavoro del libro: “Io sono un fiore”.
Le fanciulle, confuse e spaventate per i cambiamenti nelle loro vita dovuti all’adolescenza, domandano all’insegnante di matematica, così vicina a loro per età, anche se così lontana, cosa sta accadendo loro e come possono affrontare questo periodo di transizione.
La risposta dell’insegnante è magistrale e tremendamente attuale, tanto che dovrebbe essere letta, a mio avviso, a tutte alle ragazze moderne, per spiegare loro questa delicata età di passaggio e per imparare a vivere ogni attimo, senza voler crescere a tutti i costi in due minuti ed assumere atteggiamenti adulti.
“La vostra età è quella dell’adolescenza, la quale non è più infanzia e non è ancora giovinezza. Per questo ha un nome speciale (…). Una sorta terra di nessuno in cui si spengono lentamente gli istinti dell’infanzia e nascono prepotentemente quelli della giovinezza. Errore sarebbe da parte dell’adolescente seguire ancora gli istinti dell’infanzia che si spengono e peggior errore sarebbe seguire di già gli istinti della giovinezza che sorgono. (…). Rispettate l’adolescenza. Rispettate il suo carattere di transito, di formazione (…). L’adolescenza è un’età di attesa, è la primavera della vita in cui c’è da fare una sola bellissima cosa: fiorire”.
STUPENDO.
Ridiamo ai giovani d’oggi il diritto di essere fiore…
Il giovane fiore Violetta con Terenzio.
Tavola a colori di Maria Luigia Falcioni Gioia.
Tavola a colori di Maria Luigia Falcioni Gioia.
#Spiccioli di Costume – Dal Doppio Pescatore di Chiaravalle alle Bluebelles
Se da una parte ho lodato la modernità del linguaggio e della trama (con i dovuti adeguamenti tecnologici, Violetta potrebbe essere una studentessa delle medie ai giorni nostri), ho notato dall’altra dei riferimenti agli anni in cui fu scritto. Un legame ad un immaginario collettivo che con il tempo è cambiato, o, per meglio dire, si è addormentato.
Tra i vari cenni mi hanno incuriosito il richiamo a pag. 54 al Doppio Pescatore di Chiaravalle che indovina il futuro (almanacco astronomico-agrario contenente informazioni su sagre, fiere, computo ecclesiastico, feste mobili, che aveva al suo interno anche predizioni metereologiche e cabale del lotto), a pag. 121 la moda delle scarpe a rocchetto da parte della nuova maestra di matematica, a pag. 206 i visi truccati delle Bluebells (corpo di ballo britannico, noto fra gli Anni Quaranta e gli Anni Sessanta per la loro attività al Lido di Parigi), fino alla citazione a pag. 175 de Le Mille Bolle Blu di Mina (canzone che nel 1961 arrivò quinta a Sanremo ma risultò molto amata dal pubblico, come dimostra la scelta di Giana Anguissola di inserirla nel testo).
Curiosità: anche qui si parla della biblica moglie di Lot, nella quale mi sono imbattuta in Nido di serpenti (1939) di Patricia Wentworth (segue recensione).
Mina canta Le mille bolle blu a Sanremo
Complessivamente si tratta di un libro dirompente, moderno e classico al tempo stesso. Che fa crescere il lettore assieme ai suoi protagonisti. Assolutamente da far leggere a tutte le ragazzine che si accingono a diventare adolescenti…
Letto: 18 febbraio – 10 marzo 2026
Voto: 8 ½ al libro, 10 a Giana Anguissola per tutto quello che ci ha donato, 8 alla copertina, 0 al mondo moderno che la sta lentamente dimenticando…
Stelle mozzafiato: *****
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