giovedì 21 maggio 2026

#LibriVintage 'Ansciana' (1951) di Käthe von Roeder-Gnadeberg, un ponte di pace di rispetto reciproco tra la Germania e l'India del secondo dopoguerra

Ansciana

di Käthe von Roeder-Gnadeberg

Dati tecnici:
Titolo originale: Andschana: Die Geschichte eines indischen Mädchens
Traduzione: Rinella Braun Drachholz
Casa Editrice: Fratelli Fabbri Editori
Collana: Nuovi Successi Mondiali n. 15
Pagine: 157
Anno: 1951 (in Italia dal 1955)
Genere: romanzo di formazione 


Trama: Secondo dopoguerra. India-Germania.
Ansciana è una giovane indiana, che vive lontano dai centri abitati. Sua madre è stata ripudiata dalla famiglia, perché ha scelto di seguire il cuore e sposare un uomo non in linea con le aspettative dei genitori.
Solo l’intraprendente Balu rimane legato alla sorella e, quando la famiglia precipita nello sconforto a causa della scomparsa della dolce e volitiva mamma, è lui a prendersi cura della giovane Ansciana, mentre gli altri fratelli e sorelle vengono dispersi tra vicini di casa e istituti accademici.
Solo che lo zio Balu vive in Germania e Ansciana è costretta a lasciare l’amata India (e il suo inseparabile compagno di giochi Rao) per trasferirsi in Europa.
Uno scontro di culture e di religione, che metterà a dura prova questo delicato fiore di maggio, ma che le permetterà anche di…

Commento: Ansciana fa parte della preziosissima collana Nuovi Successi Mondiali pubblicata dalla Fabbri Editore negli Anni Cinquanta (di cui ho già recensito, tra gli altri, Storie su ordinazione e Il tesoro della capraia) e, ovviamente, fa parte della straordinaria biblioteca di mia mamma. Oggi questo romanzo è quasi dimenticato anche in patria (la Germania), eppure è una lettura di una potenza incredibile, un messaggio di pace e di rispetto, uno sguardo verso un mondo diverso ma non per questo ‘sbagliato’.

Käthe von Roeder-Gnadeberg, l’Estonia e l’incontro di culture
Sull’autrice Käthe von Roeder-Gnadeberg, come accade sempre per le penne di questo periodo storico (dagli Anni Trenta agli Anni Novanta), è difficilissimo trovare informazioni, come se appartenesse ad un’epoca limbo, che il mondo virtuale non prende in considerazione.
Si sa che è nata a Tallinn il 5 giugno 1912 e che è morta a Baden-Baden nel 2011. Conosco molto bene la storia di Tallinn, perché da lì viene il personaggio di Maarja Tender nata Patkul della mia saga Unesco ‘Il mondo di Mauro & Lisi’ e mi domando come l’autrice abbia vissuto quegli anni tribolati. La città, infatti, nel 1912 era sotto l’impero russo. Ottenne l’indipendenza nel 1918, ma nel 1940 fu invasa dall’esercito sovietico, per poi essere liberata (e occupata) da quello nazista nel 1941. L’Armata Rossa la riconquistò e l’assoggettò nel 1944.
Quante e quali di queste vicissitudini visse Käthe sulla sua pelle? Perché e quando si trasferì in Germania? Cosa videro i suoi occhi, per incentrare la sua letteratura tutta sul confronto di civiltà e cultura e sull’importanza di conoscersi e comprendersi? Questo, al momento, non riesco a scoprirlo, ma sicuramente la sua vita ha condizionato non poco la sua vena letteraria. Le uniche informazioni certe sono che la madre (di origine tedesca) morì nel 1918 quando l’autrice aveva solo 6 anni (e questo aspetto viene esplorato mirabilmente in Ansciana) e che il padre (estone) venne a mancare nel 1936 ed è sepolto a Tallinn.
In tutto sono ricordati 5 titoli, di cui solo Ansciana, all’apparenza, è stato tradotto in italiano. Particolare interesse risveglia il suo ultimo romanzo, Iluküla – Una tenuta in Estonia, che si svolge tra il 1936 e il 1939 e in cui l’autrice rispolvera i suoi ricordi e la sua nostalgia verso la patria d’origine, raccontando come i tedeschi baltici, i contadini estoni e gli emigranti russi convivessero fianco a fianco, fuori dallo scacchiere politico che a breve avrebbe scatenato l’inferno in Europa…


Kathe von Roeder-Gnadeberg

Lettura interessante e scritta meravigliosamente
Ansciana regala una lettura estremamente interessante, scritta benissimo e capace di catturare l’attenzione fin dalla prima pagina, con la giovane Ansciana che si prende cura di un uccellino malato e viene consolata dal compagno di giochi (e di cuore) Rao, quando muore tra le sue mani.
Le pagine scivolano via, racchiudendo al loro interno molti lunghi anni, durante i quali Ansciana crescerà, imparerà l’importanza di confrontarsi con le differenze, rispettare gli altri, ma al tempo stesso tenersi strette le proprie tradizioni, a cui non mancherà mai di portare il suo omaggio profondo.
In alcuni punti Ansciana mi ha ricordato Heidi, che si trova sperduta nella grande Francoforte e vaga per le strade stordita e incapace di orientarsi. Lo stesso accade a Ansciana una volta arrivata in Germania, spaventata dai rumori, dall’arroganza della gente, dall’indifferenza dei passanti.


Ansciana sperduta

La cultura indiana e le sue tradizioni
Di sicuro il filo rosso del romanzo è l’omaggio alla cultura indiana, alle sue tradizioni, alle sue leggende. Molte vengono raccontate, o attraverso la trama (come la celebrazione del Divali), o attraverso i ricordi di Ansciana che spiega ai suoi coetanei tedeschi i miti della sua gente (come la fermezza etica del principe Usinara o le vicissitudini di Sawitri).
C’è chi proverà a denigrare e mettere alla berlina le credenze indiane, procurando non poco dolore. Ma alla fine a trionfare sarà il rispetto reciproco e l’insegnamento che non si può giudicare l’altro senza conoscerlo.


Il Divali

La corona dell’Avvento
Se da una parte il romanzo è colmo di tradizioni indiane, mi ha fatto piacere leggere a pag. 101 una tradizione germanica legata al Natale: la corona dell’avvento.
“Tutto ciò ha un significato: i rametti dell’abete sempre verdi, la corona rotonda, cioè senza principio e senza fine, sono tutti segni della vita eterna. I nastri rossi sono segno di gioia e le candele annunciano il ritorno della Luce. Domani è la prima domenica d’Avvento ed accenderemo la prima candela, la domenica seguente la seconda, poi la terza e la quarta. E finalmente arriva Natale! Allora tutti gli alberi si accendono di mille luci!”.
La tradizione della corona dell’avvento è arrivata solo recentemente in Italia (negli ultimi anni ho seguito con molto interesse una lezione al riguardo presso la Basilica Minore di Sant’Eugenio, che ne ha narrato le origini e la diffusione) e mi ha stupito ed emozionato vedere come nel 1955 venisse raccontata e magari fatta conoscere dalle nostre parti proprio attraverso questo libro.


Il primo Natale di Ansciana in Europa

Complessivamente si tratta di un libro prezioso che dovrebbe essere riscoperto dai giovani d’oggi, per imparare il rispetto e l’importanza della diversità. Perché la vera ricchezza non è l’omologazione, ma il rispetto reciproco e il dono di sé. Consigliatissimo.


Il ritorno a casa e l'incontro con l'amato Rao.

Letto: 7 gennaio – 17 febbraio 2026

Voto: 8,5 al libro, 8 alla copertina di Maraja, 8 alle illustrazioni interne di Nardini, 0 al fatto che questa autrice interessantissima sia andata praticamente dimenticata…

Stelle mozzafiato: ****

Recensioni in arrivo: 
Racconti di Natale di Diane Gaston, Laura Martin, Helen Dickson
L’incanto di un fiocco di neve di M. Scott Peck
Nido di serpenti di Patricia Wentworth
Il piccolo lord di Frances H. Burnett
La storia di Ulisse e Argo di Mino Milani
Il raccomandato di Wilkie Collins
Mabel tra gli Esquimesi di Ginevra Pelizzari
Il desiderio ti domerà di Jen Holling
Le avventure del giovane Lupin – Il mistero del giglio di Marta Palazzesi

In lettura:
Volevo solo dipingere i girasoli di Fabrizio Altieri 
Madrigali per Gimmi di Maria Silvi
Le avventure del giovane Lupin – L’altro conte di Marta Palazzesi

Nessun commento:

Posta un commento