mercoledì 19 marzo 2025

#LibriVintage 'L'isola' (Mystery Mile, 1930) di Margery Allingham, seconda avventura di Albert Campion tra tentati omicidi, una residenza isolata e i gatti di Steinlen

L’isola 
(Albert Campion #02)
di Margery Allingham

Dati tecnici:
Titolo originale: Mystery Mile
Casa Editrice: Mondadori
Collana: I Classici del Giallo Mondadori n. 1095
Pagine: 206
Anno: 1930 (in Italia dal 1975, la mia edizione è del 2006)
Genere: romanzo giallo


Trama: Sulfork, Inghilterra. Fine Anni Venti.
Il giudice americano Crowdy Lobbett è nel mirino di un uomo pericoloso di cui si ignora l’identità ed è conosciuto solo come ‘Simister’. In suo possesso, infatti, vi sono delle prove che potrebbero svelare la sua identità, ma che, però, il giudice non è in grado di interpretare.
Dopo aver sventato vari tentativi di omicidi, il giudice decide di partire dagli Stati Uniti per l’Inghilterra per trovare pace e sicurezza.
La lunga mano di Simister, tuttavia, riesce a ‘quasi’ colpirlo anche questa volta ed infine la famiglia chiede aiuto e protezione all’investigare conosciuto come Albert Campion.
Raggiunta una villa sperduta a Mystery Mile, nel Sulfork, tuttavia la morte sembra continuare ad inseguire il giudice e… 

Commento: L’isola (Mystery Mile) è il secondo romanzo di Margery Allingham con Albert Campion, e il primo come protagonista (furono i suoi editori ad apprezzare l’annoiato investigatore comparso in La lunga notte di Black Dudley e a chiedere all’autrice di metterlo al centro delle avventure successive). Proviene, ovviamente, dall’immensa biblioteca di mia mamma.

Differenze dal primo libro della serie
Se il primo romanzo della serie era un giallo tradizionale, quasi anticipatore di interrogativi e problemi che si sarebbero poi evidenziati molto più chiaramente sul finire del XX secolo, questo secondo libro appare più stanco e zoppicante. 
Probabilmente la Allingham non aveva ancora completamente interiorizzato il personaggio di Albert Campion, che fa muovere nella storia quasi come uno stereotipo più che come l’anima della vicenda. Non ci si affeziona mai a lui, non ci si immedesima (al contrario con quanto accaduto, viceversa, con George Abbershaw ne La lunga notte di Black Dudley). Considererei quindi L’isola quasi un romanzo di passaggio, in vista delle nuove avventure di Campion (il terzo romanzo della serie è Il segreto della torre, uscito nel 1931, che però non ho).
Anche le due storie d’amore che si sviluppano durante l’intreccio sono insipide e prive di pathos per il lettore.


La mappa di Mystery Mile disegnata A J Gregory (1952)

Attenzione SPOILER - Un finale che induce a molti interrogativi
Come per il libro precedente, anche il finale de L’isola apre molti interrogativi, specialmente di carattere religioso.
Cosa accadrebbe se un sacerdote in realtà non fosse un sacerdote? I sacramenti celebrati sarebbero validi? E chi potrebbe sanare questa situazione?
A quanto ho compreso tutte le celebrazioni svolte da questo sacerdote-non sacerdote (compresa la messa) non sarebbero valide, ad esclusione del battesimo. Quindi anche le coppie sposate da questo sacerdote-non sacerdote si ritroverebbero in una situazione assai complessa, che può essere solo risolta dalla Chiesa, che, dal momento che ministri sono gli sposi stessi, può dare una sanatio in radice, e cioè può sanarli e renderli sacramento con un atto del vescovo.
Questo per quanto riguarda la Chiesa cattolica, non so quella anglicana.


Che significato ha il cavallo rosso lasciato come indizio da Swithin Cush?

Spiccioli di cultura – I gatti di Steinlen e gli acquarelli di Girtin
Nella descrizione dello studio di Albert Campion, Margery Allingham ci informa che “Marlowe non poté fare a meno di notare la forte personalità dell’ambiente, arredato con mobili costosi e di buon gusto. C’erano alcuni prezzi davvero pregevoli, un Rembrandt sopra allo scrittoio, un gatto di Steinlen, un paio di schizzi e un piccolo ma delizioso Girtin” (pag. 20).
Se Rembrandt è un pittore estremamente noto anche oggi, mi sono soffermata nell’approfondire gli altri due elementi che l’autrice sceglie per delineare non solo lo studio dell’investigatore privato ma la personalità stessa di Campion.
Théophile Alexandre Steinlen (1859–1923) fu un pittore e incisore svizzero, conosciuto principalmente per le sue litografie. Amava particolarmente i gatti, che rappresentò molto spesso, sia da soli, che all’interno di immagini a più ampio respiro. Questa passione lo portò a pubblicare il libro di disegni Dessins Sans Paroles Des Chats.


Thomas Girtin (1775-1802) fu, invece, un acquerellista britannico, le cui opere rivoluzionarono la tecnica paesaggistica dell’epoca, grazie anche alla creazione di una nuova tavolozza di colori, ricca di tonalità calde di marrone, di grigio ardesia, di indaco e di viola. In seguito alla sua morte precoce per tubercolosi, l’amico William Turner, dichiarò: “Se Girtin fosse vissuto più a lungo, io sarei morto di fame”.


La Durham Cathedral di Girtin

Complessivamente si tratta di un libro che non riesce mai a partire veramente e che lascia un po’ annoiati, un po’ perplessi. Albert Campion, per il momento, buca molto poco.

Letto: 14-28 febbraio 2025

Voto: 5 al libro; 2 alla copertina (è orribileeee, non riuscivo a guardarla)

Stelle mozzafiato: **

Recensioni in arrivo: 
Un cucchiaio intagliato di Jayne Davis

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