Berlino Est 2.0
di Federico Cenci
Dati tecnici:
Casa Editrice: Eclettica
Pagine: 90
Anno: 2020
Genere: romanzo distopico
Trama: A Berlino Est si è verificato un golpe, che nell’arco di un giorno ha rivoluzionato la vita dei cittadini, facendoli precipitare in un sistema totalitario, che non solo annichilisce le libertà personali ma nel quale vige un controllo costante ed invasivo. Le vie telematiche sono le uniche strade possibili e la socialità è praticamente vietata, facendo precipitare i cittadini in un vortice di isolamento e quasi schizofrenia, dividendo la società tra dissidenti e delatori.
Augusto, un giovane uomo che rimane attaccato alla memoria di come era la vita prima ma al tempo stesso si muove guardingo in questa nuova realtà, trascrive le sue emozioni in una serie di appunti che raccontano flash, istantanee, immagini del vissuto quotidiano, facendo crescere in lui (e nel lettore) l’angoscia per il futuro e il dolore per quanto perso…
Federico Cenci
Commento: Berlino Est 2.0 è un romanzo distopico scritto dal giornalista romano Federico Cenci per raccontare la realtà. Uno sguardo attento e lungimirante che osserva gli avvenimenti mentre accadono ed anticipa molti temi che gli studiosi saranno in grado di evidenziare solo anni dopo.
Ogni capitolo è un macigno, risveglia ricordi, spaventa l’inconscio. Ma i più travolgenti sono quelli legati ai bambini e ai ragazzi.
Maggio 2020
A colpire è la data in cui questo romanzo è stato pubblicato da Eclettica: maggio 2020. Ciò significa che l’autore ha scritto questo testo nei primi mesi in cui si sono imposte le restrizioni per evitare la diffusione del Covid-19 (che, come si è capito, è l’alter ego reale e tangibile della narrazione).
A colpire quindi sono due elementi che rendono questo romanzo breve di una potenza travolgente. E di una lucidità disarmante.
1) si tratta di un testo scritto in contemporanea con gli eventi, quindi, con il passare degli anni, dovrebbe diventare oggetto di studio per analizzare come i cittadini (siano essi dissidenti o delatori) vissero gli eventi. Uno sguardo dal di dentro, che mette in luce paure, autoritarismo, libertà negate, ribellioni… Una scheggia di animo umano.
2) è impressionante notare come nell’immediato l’autore sia riuscito a cogliere derive e squilibri che gli studiosi hanno saputo (o voluto) mettere in evidenza solo in seguito: le conseguenze psicologiche, i disastri economici, le discriminazioni, la paura, il sospetto…
Lo spunto
E’ interessante leggere, nel Prologo, come a Federico Cenci sia nata l’idea di scrivere questa storia. Ogni romanzo ha una scintilla divina, un’intuizione, un flash che induce la mano a soffermarsi su un foglio per riversare le proprie emozioni.
L’autore scrive: “Uscire di casa un giorno dello scorso marzo è stato come entrare in una macchina del tempo.
Nelle strade era improvvisamente calata un’atmosfera di mestizia. Complice anche il cielo grigio, ho rivissuto le stesse sensazioni che avevo provato, cinque mesi prima, a Berlino, dinanzi all’installazione Panorama Die Mauer dell’artista Yadegar Asisi. (…) L’artista riesce a raccontare efficacemente l’oppressione di un controllo pervasivo da parte delle autorità della DDR: trincee, telecamere, torri di guardia dalle quali zelanti in uniforme e colbacco puntano binocoli e macchine fotografiche.
Ecco, all’indomani dell’approvazione del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri che rendeva ancora più restrittive le misure per contenere l’epidemia del coronavirus, mi sembrava di essermi ritrovato in una Berlino Est 2.0”. (pagg. 4-5).
E da qui nasce questo viaggio distopico così vivo e reale che chiunque saprà riconoscere, interpretare, forse criticare ma di certo non negare.
I giovani
Molti sono i capitoli che mi hanno colpito, dalla Chiesa digitale alla censura della stampa indipendente, dalle restrizioni di movimento alla tessera del cittadino, dai riferimenti delle rivolte dei portuali fino all’isolamento imposto o autoimposto. Ma quelli che maggiormente mi hanno impressionato sono stati gli appunti dedicati ai bambini.
Da una parte un gruppo di psicologi, che si espone “per concedere più elasticità di movimento ai bambini”; dall’altra il Mega Partito che si infuria con queste parole emerse in maniera intollerabile tanto da licenziare tutti gli psicologi dissidenti (e forse anche farli arrestare).
“Il Mega Partito è inflessibile nei confronti dei bambini (…). Sono tenuti distanziati gli uni dagli altri. L’istruzione viene loro impartita sul web. (…) Per incoraggiare la delazione il Mega Partito ha diffuso la tesi secondo cui i bambini sarebbero portatori sani di un morbo contagioso (…). La gente ne è terrorizzata…” (pag. 28).
Tutto questo viene a contrastare con le parole che solo oggi gli studiosi mettono in evidenza, con l’allarme lanciato per i casi raddoppiati in dieci anni dell’uso di antedepressivi da parte dei minori (Rapporto OsMed 2024) e il pericoloso aumento dell’isolamento sociale dei ragazzi in accelerazione dopo la pandemia (studio del gruppo MUSA dell’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del Cnr-Irpps).
Cenci, senza studi o analisi, lo aveva avvertito tramite gli psicologi di carta già nel maggio 2020…
Augusto, un nome nato non a caso
Il nome del protagonista viene rivelato solo alla penultima pagina quando l’amico medico Jurgen lo incontra e lo abbraccia, chiamandolo per nome.
Un caso che l’autore lo abbia messo solo lì? O quel nome ha un significato profondo, pesante come l’intero libro?
Contatto Cenci, il quale mi rivela che in effetti quell’appellativo è stato scelto per due motivazioni: in primo luogo voleva un nome che richiamasse Roma e che collegasse, anche solo in maniera implicita, il testo a quello che si stava vivendo in Italia. Dall’altra si trattava di un omaggio al vescovo (poi cardinale) Clemens August von Galen (beatificato nel 2005 da Benedetto XVI), che si oppose duramente e costantemente al nazismo (tanto da essere poi ricordato come “il Leone di Münster”, in special modo per le sue forti e vigorose omelie contrarie all’eutanasia e al diritto alla vita).
Complessivamente si tratta di un libro acuto, brillante, travolgente.
Si potrebbe leggere in un pomeriggio, ma si preferisce centellinarlo, assaporarlo, per approfondire ogni “appunto” di Augusto e riflettere su ogni parola.
Consigliato oggi, ma ancor più domani, come una fotografia in movimento di quello che è stato, di quello che sarebbe potuto essere e di quello che non è più.
Letto: 18-22 gennaio 2026
Voto: 8 al libro, 10 a Federico Cenci per la lungimiranza.
Stelle mozzafiato: ****
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