venerdì 16 gennaio 2026

#LibriVintage 'Piccola Nonna' (1919), capitolo conclusivo della serie 'Il Birichino di Papà' di Henny Koch. tra nipoti, giochi, scherzi, sogni e un mondo che cambia e non torna indietro...

Il birichino di papà – Piccola Nonna
(#03 della serie Il Birichino di Papà)

di Henny Koch

Dati tecnici:
Titolo originale: Klein Großchen
Traduzione: Maria Campanari
Casa Editrice: Antonio Vallardi
Collana: Nessuna
Pagine: 354
Anno: 1919 (in Italia dal ??? – la mia edizione è del 1963)
Genere: romanzo per giovinette di formazione 


Trama: Anni Venti. Germania.
Friedel Polten è ormai divenuta nonna di 10 nipoti che vanno dai 18 ai 10 anni, figli delle amate (e pazzerelle) Lu e Li. Ribelli, scavezzacollo, posati, studiosi, scherzosi… ce ne è di tutti i gusti, tanto da far ammattire Piccola Nonna e il marito Klaus, che li ospitano ogni estate nella residenza di famiglia, nella campagna tedesca.
L’equilibrio cambia quando Fee, la figlia maggiore rimasta vittima di un terribile incidente ne I Rampolli da cui non si è mai ripresa e che le ha impedito di maritarsi, prende sotto la sua custodia la terribile Gladys, che da una parte ama Fee, ma dall’altra sembra odiare tutta la marmaglia di nipoti e soprattutto Piccola Nonna.
Fee continua a dirsi convinta che Gladys abbia dentro al cuore una scintilla di bontà, ma in pochi sembrano crederle, fino a quando…
Tra fughe nella notte, scherzi birbanti, matrimoni inattesi, la famiglia supera mille ostacoli e…

Commento: Il birichino di papà – Piccola Nonna è l’ultimo romanzo della trilogia dedicata a Friedel Polten scritta da Henny Koch. Si tratta di un finale agrodolce per questa epopea familiare in una Germania a cavallo tra Ottocento e Novecento. Una sorta di testamento letterario dell’autrice, che osserva, come Piccola Nonna, il mondo che cambia attorno a sé. Qualcosa lo comprende, qualcosa no. Ma nel suo intimo rimane legata al mondo che ha amato e conosciuto da giovane e non riesce a rispecchiarsi in questi mutamenti che la circondano, anche se è consapevole che il mondo deve andare avanti.


Fee incontra Gladys a Londra 
(illustrazioni del pittore Alessio Barberis)

Cosa resta?
Leggendo si sente scorrere la vita e ci si domanda davvero: cosa resta di noi?
La risposta che Piccola Nonna cerca di dare ai suoi nipoti è: l’amore. Dare sempre, per poter essere felici. Trovare il luogo giusto per ogni momento della vita e non abbarbicarsi alle cose come sono sempre state. Essere pronti al mutamento e dare spazio alle nuove generazioni, prestando aiuto e consigli. Senza però tradire la propria personalità e i propri convincimenti.
Nel corso della storia molti lutti colpiscono la grande famiglia che vive nelle adiacenti tenute di Rodershof e di Dresdorf, e cambiamenti portano con loro riflessioni e il senso della vita che scorre.
Una visione potente e disarmante su come il mondo viene visto dagli anziani, che iniziano a pensare a quando dovranno lasciare questa Terra e che in cambio del loro affetto e della loro dedizione chiedono solo un sorriso e un po’ di amore…


Friedel e Klaus 

Quando si svolge? Anni Venti ma…
Nel romanzo non è indicato quando si svolgono le azioni. L’unica presenza di date (una lettera scritta da Friedel al marito Klaus) reca la dicitura 19.. .
L’unico elemento a disposizione per il lettore rimane quindi un estratto de I Rampolli, che lo colloca sotto il regno di Edoardo VII (1901-1909).
Da allora sono passati circa vent’anni e il romanzo dura all’incirca cinque-sei anni. Quindi dovrebbe ambientarsi nella seconda metà degli Anni Venti (sebbene sia stato scritto nel 1919).
Quello che rimane in un certo qual modo dissonante nella storia è la totale assenza della Grande Guerra, ancor di più perché uno dei figli di Friedel e Klaus, Fritz, è un capitano.
Ferite, perdite, cambiamenti.
La guerra non c’è nella storia, anche se il mondo cambia molto attorno al Birichino di papà… 


Friedel suona il violino

Politically scorrect – Il ruolo delle donne e…
Ho letto che Henny Koch è stata messa nel mirino dei paladini del politically correct e leggendo questo romanzo ho compreso le assurde velleità di chi vuole mettere nel dimenticatoio un’autrice straordinaria senza realmente comprenderne la penna illuminata in grado di narrare con abilità e dovizia il cambiamento di una generazione.
In primo luogo è significativo il modo in cui Piccola Nonna, per tutta la durata del romanzo, vede il ruolo femminile all’interno della società.
Al riguardo cito un discorso di Friedel alla nipote Marisa, che inizia gli studi per divenire medico (pag. 23):
“Il mio parere è che, se una ragazza ha come te vera attitudine per lo studio, benissimo, che studi. Ma se invece lo fa così, per moda (e credo sia oggi la maggioranza), allora, bimba mia… allora non approvo affatto. Quanto sperpero di tempo e di denaro per rovinarsi, oltre a tutto, la salute! E poi… io già sono fatta all’antica; secondo il mio modo di vedere, la missione più bella, più sublime di una donna, la sua vera missione, insomma, è quella di avere una casa propria, e di vivere per proprio marito e per i propri figli; quando, naturalmente, si intende, ha la fortuna di poter avere tutto questo senza dover transigere con la propria coscienza”.
La visione della donna di Friedel rimane immutata per tutto il romanzo, ma la bellezza dello stesso è vedere come nel finale è la stessa Friedel a portare un bimbo ferito a morte presso il laboratorio medico di Marisa, sicura che solo ella potrà salvarlo (cosa che infatti fa).
Il testo, tuttavia loda anche la dolce Marilena che finito il liceo si rifugia dalla nonna per imparare le arti domestiche, per diventare una brava donnina di casa (e anche lei verrà premiata con un sublime matrimonio).


Marisa cura il bambino

Politically scorrect – Timore di Dio
Il politically scorrect non si ferma qui, però.
Tutto il romanzo è attraversato da un trascendete timore di Dio che muove le azioni di tutti i personaggi, in special modo di Fee, la figlia rimasta seriamente colpita da un’incidente nel corso de I Rampolli e che mai ha ripreso completamente l’utilizzo delle gambe.
Ella dialoga spesso con Dio nel suo diario, chiede consiglio, forza, financo perdono per i giorni in cui si sente afflitta per i suoi mali e non riesce, viceversa, a godere degli immensi doni che il Signore le ha comunque elargito.
“Anche a me è dato contemplare e godere tutte queste meraviglie di Dio e sentirmi figlia diletta di madre natura!” (pagg. 69-70).
Se la società di oggi potesse riscoprire questo senso spirituale e la capacità di affidarsi a Dio anche nei momenti di tempesta…


Fee scrive il diario

Spiccioli di Italia – Villa Serbelloni
Una delle poche location che esulano dalle tenute di Rodershof e di Dresdorf è in Italia; nello specifico sul lago di Como. Si tratta della Villa Serbelloni a Bellagio. Qui si svolge una scena chiave del romanzo: Friedel, in vacanza con alcuni nipoti, rincontra la focosa Gladys che aveva abbandonata Fee nel cuore di una piovosa notte e molte verità vengono rivelate…
Affascinata che una svolta così determinante per la trama sia stata ambientata nella nostra terra, mi viene voglia di scoprire di più sulla Villa dove i personaggi si ritrovano a prendere un ricco pranzo ammirando le acque del lago di Como.
Si pensa che la villa attuale sia costruita in epoca altomedievale sulle fondamenta della villa Tragedia di Plinio il Giovane (nato a Como nel 62 d.C.). Nel corso dei secoli passò di mano in mano, fino al 1788, quando fu lasciata in eredità a Alessandro Serbelloni, che iniziò un’opera di ristrutturazione del borgo di Bellagio e di ricostruzione della villa, che divenne nel corso dell’Ottocento meta dell’alta società anche grazie alla visita dell’imperatore d’Austria Francesco I, che ne lodò la magnificenza dei luoghi.
Aprì come albergo nel 1873, e nel 1918 fu acquistato da Arturo Bucher, nipote dell’imprenditore svizzero e pioniere degli hotel di lusso Franz Joseph Bucher. E’ in questo periodo che Friedel vi fa visita e incontra Gladys.
Nel leggere le pagine mi risulta evidente che la Koch, l’abbia conosciuta tanto da descriverla in questo modo: “Là si ha davvero l’impressione di essere capitati per isbaglio in paradiso” (pag. 188).


Villa Serbelloni sul finire dell'Ottocento 
(credit foto Serbelloni.com)

Complessivamente si tratta di un libro profondo e travolgente, che induce a riflettere e a vedere il mondo attraverso gli occhi di varie generazioni. Chi ha ragione? Forse tutti, a modo loro.
Scritto magnificamente, trascina di pagina in pagina commuove.
Cos’altro dire? Non molto se non… Basta!

Letto: 30 agosto – 4 settembre 2025

Voto: 8 al libro, 9 a Henny Koch per lo stile e la sua capacità di imprimere sulle pagine uno spaccato di vita, 9 alla traduzione di Maria Campanari, 9 alla splendida edizione di Antonio Vallardi Editore, 9 allo spirito di Friedel e al suo ‘Basta’ ogni volta che non vuole essere coinvolta in emozioni troppo sdolcinate.

Stelle mozzafiato: ***½  

Recensioni in arrivo: 
Un “fiore” difficile di Rosa Lia Carini Alimandi
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