Lei (aka La donna eterna)
(#01 della serie She)
di H. Rider Haggard
Dati tecnici:
Titolo originale: She: A History of Adventure
Traduzione: Davide Sala
Casa Editrice: Demetra
Collana: Acquarelli n. 66
Pagine: 374
Anno: 1886-1887 Iin Italia dal 1901 – la mia edizione è del 1995)
Genere: romanzo d’avventura
Trama: Fine Ottocento. Londra – Africa.
Tutto ha inizio in una notta di tormenta, quando Horace Holly, già pronto per coricarsi prima di esami universitari importanti, viene interrotto dall’amico Vincey, che bussa freneticamente alla sua porta.
Pochi minuti e Holly viene a scoprire l’amara verità. L’amico, l’unico amico di tutta la sua esistenza, sta per morire. Gli lascia in eredità un misterioso baule da consegnare al figlio (di cui Holly non aveva conoscenza) nel giorno del suo 25mo compleanno. Vincey chiede anche ad Holly di essere il tutore di Leo e fargli studiare l’arabo.
Sconcertato e confuso, Holly accetta e il giorno dopo viene a sapere che l’amico è morto.
Holly, facendo fede all’impegno preso, prende la propria tutela Leo, lo fa diventare un uomo colto (ed estremamente affascinante con la sua chioma bionda fluente – anche se questo non è merito di Holly). E al suo 25mo compleanno viene aperto il fatidico baule, dove si viene a scoprire che i Vincey hanno discendenze antichissime che affondano le radici in una vicenda che ha i contorni confusi con il mito, tra sacerdotesse egizie, uomini mortali ed una gelosa dea immortale africana.
Vincey propone a Leo di partire per l’Africa e di scoprire i segreti legati a Lei, la dea immortale, o di distruggere il materiale del baule.
Leo decide di partire assieme al tutore Holly e il fido Job.
Da quel momento inizia un’avventura mirabolante che porterà i protagonisti nel cuore dell’Africa selvaggia…
La prima edizione del 1887
Commento: Lei è il primo romanzo dedicato alla figura di Lei, la dea che non deve essere nominata, e di sicuro il più famoso. Scritto a puntate tra l’ottobre 1886 e il gennaio 1887 sulla rivista The Graphic, all’epoca ottenne un successo strepitoso, portando l’autore a lasciare l’avvocatura per dedicarsi esclusivamente alla scrittura.
Il libro si inserisce in una letteratura a cavallo tra la ricerca di un mondo perduto e il tipico romanzo d’avventura, sulla scia di Viaggio al centro della Terra di Jules Verne.
Henry Rider Haggard
Henry Rider Haggard (Bradenham, 22 giugno 1856 – Londra, 14 maggio 1925) è da molti considerato, insieme a Robert Louis Stevenson, uno dei padri della cosiddetta epoca dei narratori (Age of the Story-Tellers). Non è un caso, quindi, che la sua opera più famosa nonché il suo libro d’esordio, Le miniere di Re Salomone (1885), si dice essere nato da una scommessa con uno dei fratelli, di essere in grado di scrivere una storia più avvincente de L’isola del tesoro.
Ottavo di dieci figli, Rider Haggard conosceva e amava profondamente l’Africa. Vi era andato per la prima volta nel 1875 come segretario ed assistente di sir Henry Ernest Gascoyne Bulwer, allora vice-governatore della colonia britannica del Natal. Da allora vi tornò svariate volte, per lavoro e per passione, assieme alla moglie.
Sebbene fosse diventato avvocato e si fosse candidato come esponente conservatore per le elezioni parlamentari per uno dei seggi dell’East Norfolk (perdette per pochissimi voti), la sua passione rimase sempre la scrittura. Oltre alla serie di Lei (quattro volumi), è imponente la produzione dedicata al cacciatore bianco Allan Quatermain (dopo Le miniere di Re Salomone realizzò altri 14 titoli, quasi tutti inediti in Italia).
Nel 1917 ricevette il titolo di Cavaliere dell'Ordine dell'Impero Britannico.
Henry Rider Haggard
Romanzo a puntate
Cosa posso dire del libro?
I primi due capitoli sono STUPENDI.
Il dialogo nella notte di Holly e Vincey. La crescita di Leo. L’apertura dello scrigno.
Stile di scrittura avvincente. Misteri da scoprire. Un passato che affonda nel mito. Tutte le carte per un’avventura fuori dal tempo e un emozionante viaggio nel passato.
Tuttavia dopo le prime puntate, la vena di Haggard sembra affievolirsi, come se avesse avuto un meraviglioso incipit, ma poi non avesse saputo dove portare la sua storia. Troppi dettagli minuziosi inutili, in attesa di un’ispirazione. Troppo tempo perduto in rituali macabri.
Come se alla fine lo stesso Haggard si fosse fatto sedurre e circuire da Lei, che da personaggio negativo e meschino, assurge quasi a dolce eroina con piccoli e graziosi difetti.
La storia perde di mordente. I protagonisti diventano manichini. E la conclusione, affrettata, è una delusione immensa. Tutti gli archetipi del romanzo d’avventura vengono traditi.
Una delle illustrazioni comparse si The Graphic
Lei, la quintessenza del Male
Credo che l’elemento che fa sì che non si possa apprezzare il romanzo e che, anzi, lasci un sentimento quasi di disgusto verso di esso, è il personaggio di Lei, Ayesha. Ella rappresenta la quintessenza di tutti i valori più negativi dell’essere umano: la cattiveria, l’astuzia, la manipolazione, la violenza, la mancanza totale di valori. Tuttavia è bella. Bellissima. E gli uomini ne rimangono talmente accecati da non vedere altro, da non volere altro se non essere suoi schiavi e fare tutto quello che lei richiede.
Tutto questo potrebbe andare bene, se nel romanzo ci fosse poi una redenzione da parte dei protagonisti, un sussulto dell’animo umano, un risveglio e un’azione che riparasse il male fatto o accettato (Ayesha uccide la moglie di Leo con una malvagità inimmaginabile, e il fatto viene accettato supinamente sia da Holly che da Leo!).
Tutto questo, viceversa, non c’è. Lei sembra aver incantato lo stesso autore, che ne rimane innamorato e non è in grado di andare oltre a questo.
Questo, però, è demoralizzante e molto dissonante. Nel romanzo di avventura (e nel romanzo fantasy, di cui dicono che Lei sia una sorta di antesignano) l’archetipo narrativo prevede che ci sia uno scontro tra il bene e il male. Il bene dovrebbe vincere, ma qualora dovesse vincere il male, il lettore dovrebbe rendersi conto che esso è il male. Non abbracciarlo e giustificarlo.
Non può un bel faccino e un corpo statuario annientare il senso critico degli uomini. Può incantare, annebbiare, confondere. Ma poi dovrebbe mettersi in evidenza anche il resto (come fa Callicrate, in un certo senso).
Altrimenti il nostro sarebbe un vero triste mondo…
Il primo incontro tra Holly e Lei
Vena antisemita?
Nel corso della lettura mi sono imbattuta in alcuni passi che al giorno d’oggi non sarebbero mai potuti essere scritti. Si tratta di commenti estremamente negativi verso gli ebrei.
Vero è che a pronunciarli è Lei, quindi in un certo qual modo potrebbe essere un ulteriore punto per mettere sotto una cattiva luce il personaggio, solo che in realtà questo non accade. Non è questo l’intento dell’autore (ripeto, Lei viene trattata come una sorta di Dea da amare e venerare nonostante non vi sia nulla di buono in lei).
Cito solo a titolo d’esempio: “Gli ebrei mi fecero guardare il mondo con occhi malvagi” o “Quegli ipocriti e rabbini dalla barba bianca incitarono la gente a lapidarmi”.
Mi informo e scopro che in effetti alcuni critici letterari hanno accusato Rider Haggard di antisemitismo (anche per dei passi ne Le miniere di Re Salomone). E’ forse questo uno dei motivi per cui l’autore, tanto in voga alla sua epoca ora sia quasi dimenticato? E’ anche lui vittima del politically correct? Non so dirlo.
Spiccioli di Cultura – La Venus Victrix di Canova
A pag. 189 è scritto: “Ella rise… che musica celestiale! Poi annuì con la piccola testa con un’aria di civetteria sublimata che avrebbe fatto onore alla Venux Victrix del Canova”.
Amo Antonio Canova e le sue statue meravigliose…
Quindi vado subito a cercare a quale scultura si riferisce l’autore.
Si tratta di quella a noi italiani molto più nota come Paolina Borghese (in lingua inglese è chiamata, viceversa, molto più diffusamente Venus Victrix, ovvero la dea che ella rappresenta – come è evincibile dal pomo che ella tiene in mano).
La statua fu realizzata tra il 1805 e il 1808 ed è esposta alla Galleria Borghese di Roma dal 1838.
Complessivamente si tratta di un romanzo d’avventura che lascia l’amaro in bocca. Un’occasione mancata nello scavare dentro all’animo umano. Una profonda sconfitta per le donne, perché l’unico valore che sembra poterle attribuire è la bellezza. Tutto il resto non conta.
Deludente.
Letto: 26 settembre 2025 – 25 ottobre 2025
Voto: 5 al libro (e solo perché l’incipit è bellissimo, altrimenti sarebbe più basso), 0 alla mancanza di critica a Lei, 9 alla copertina (molto affascinante, come tutte quelle della collana Acquarelli)
Stelle mozzafiato: **
Recensioni in arrivo:
Il violino rubato di Enid Blyton
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