venerdì 17 maggio 2019

#Libri 'Le avventure di Holly Hobbie', fantasy archeologico di Richard Dubelman


Le avventure di Holly Hobbie
di Richard Dubelman

Dati tecnici:
Titolo originale: The adventures of Holly Hobbie
Traduzione: Adriana dell’Orto
Casa Editrice: Mondadori
Collana: -
Pagine: 216
Anno: 1980 (in Italia dal 1980)
Genere: fantasy archeologico


Trama: Sturbridge, Massachusetts. Anni Settanta.
Liz Dutton, adolescente di New York, si reca nella vecchia tenuta dei nonni a Sturbridge assieme al fratellino Danny per le vacanze della Festa del Ringraziamento. E’ la prima volta che i due ragazzi ci vanno da soli, perché molto è cambiato negli ultimi dodici mesi. Il padre, infatti, famoso archeologo, è disperso dal luglio precedente nella giungla maya in Guatemala; la madre, dirigente di un'importante casa editrice, ha affari di lavoro che non può rimandare.
Liz non crede nella morte del padre, purtuttavia tutti sembrano aver rinunciato anche a cercarlo, e si sente disperata anche perché nessuno, convinti così di non alimentare il suo stato d’animo particolarmente delicato, parlano di lui. Anche i nonni, una volta accolti i nipoti, non fanno cenno al figlio perduto…
Una notte, avvinta dalla malinconia e dalla voglia di fare qualcosa per ritrovarlo, raggiunge la soffitta che ospita ancora lo studio del padre di quando era un ragazzo. Qui trova carteggi, relazioni, attrezzi del lavoro ed una vecchia fotografia di un’ava vissuta nell’Ottocento in quella stessa magione. Senza rendersene conto si addormenta sul vecchio letto impolverato, e al suo risveglio si ritrova ai piedi del letto la sua pro-pro-prozia adolescente che dice di chiamarsi Holly Hobbie.
Inizia così per Liz un viaggio incredibile tra musei, labirinti, aerei e capanne sperdute, in cui troppi misteri sembrano intrecciarsi, ma tutti all’apparenza legati ad un’incisione con la testa di un giaguaro…


Tikal, città maya dove si svolgono scene cruciali del romanzo

Commento: Le avventure di Holly Hobbie è, a quanto so, l’unico romanzo scritto da Richard S. Dubelman (1930-1999), produttore televisivo e regista di spot commerciali dal carattere amabile e da sempre vicino ai bambini. L’Holly Hobbie del titolo è un personaggio fittizio che negli Anni Settanta andava molto di moda e che portava il nome della sua creatrice, che aveva realizzato decine di cartoline, biglietti e acquarelli con questa ragazza della vecchia America, con un grande cappello blu che ne copriva i lineamenti (chiunque quindi poteva identificarsi in lei).
Il libro ebbe un discreto successo all’epoca e fu tradotto in varie lingue. Oggigiorno, viceversa, è possibile trovare delle copie solo nei mercatini (siano essi virtuali o reali) e non si vedono ristampe all’orizzonte.
Il libro è confezionato molto bene (e anche quello conta!). Un cartonato con una copertina meravigliosa, capitoli ricchi di disegni Maya e mappe (ed anche pagine come se fossero vergate a mano, quando si riportano le lettere del padre di Liz). La storia scorre via abbastanza velocemente (anche se a volte ci si intreccia un po’ con i nomi – io avrei messo un elenco personaggi nella prima pagina).

Linguaggio desueto:
Per tutto il corso della storia Holly Hobbie parla con un linguaggio desueto, che a volte sembra troppo marcato. D’altro canto viene raccontato poco di quello che era la sua vita ai primi dell’Ottocento. Una delle parti più belle è proprio quando Holly invita Liz a vedere il suo mondo e Liz lo osserva attraverso una finestra illuminata da una candela. Peccato che duri appena poco più di una pagina…


La raffigurazione del quadro da cui salta fuori Holly Hobbie
(presente solo nella versione americana)

McDonald’s:
Ho trovato assai singolare un richiamo che nel libro viene fatto a McDonld’s.
“Il tassì passò davanti a un ristorante McDonald’s. Guardando dal finestrone un Ronald McDonald dai capelli rossi che sorrideva bonariamente tendendo un hambuger, Holly rammentò la figura benevola di…” (pag. 63).
Nel 1980 McDonald’s non era ancora arrivato in Italia, quindi questa frase, di così semplice comprensione adesso, lo era assai di meno per i lettori di allora!
Una noticina, forse, non avrebbe guastato…

Mayflower:
Un’altra nota che non avrebbe fatto male a nessuno è quando a pag. 23 si parla della Mayflower, senza spiegare assolutamente niente. Ovviamente per i lettori americani è di facile comprensione, ma per un lettore medio italiano, ancor più se di giovane età?
La Mayflower è la prima nave che arrivò in America e dire che “stando alla documentazione più degna di fede, gli antenati della madre di Holly Hobbie erano arrivati col Mayflower” significa dare un’impronta ben precisa al personaggio e assegnarle una sorta di ‘nobiltà’. Ancor di più dicendo che è un’eredità che viene dalla madre (negli Usa vi è una sorta di titolo tramandato per via femminile dalla madre alla prima figlia femmina fino ai giorni nostri per coloro che discendono dai primi colonizzatori arrivati dalla Mayflower).
Nella stessa pagina di fa cenno che il dipinto di Holly Hobbie (da cui uscirà poi il ‘fantasma’) sia stato realizzato da un certo Nigel Kirkwood, seguace di Gilbert Stuart. Non trovo informazioni su questo Kirkwood ed anche il modo in cui è scritto mi ha fatto pensare che sia un riferimento magari a qualche avo della vera Holly Hobbie, forse realmente artista, per dare un legame al personaggio…


La Mayflower in un dipinto di William Halsall

Quello che non viene spiegato:
Se l’intreccio archeologico è piuttosto interessante e spinge ad andare in Guatemala per conoscere queste località descritte (per scoprire anche quanto di vero e quanto di fittizio vi sia nella trama), a mio avviso manca qualcosa legato proprio a Holly Hobbie. Come fa questa ava ad uscire da un acquarello? Chi è? E la fine (che non svelo) che significato ha?

Un fantasy archeologico piuttosto originale che appassiona e diverte, consigliato ai lettori di tutte le età, in special modo a chi ama le rovine Maya.

(Ri)Letto: 17 marzo – 4 aprile 2019

Voto: 7 al romanzo, 10 alla copertina

Stelle mozzafiato: *** ½

Recensione in arrivo: Mano di ferro, secondo capitolo della trilogia Stoneheart di Charlie Fletcher

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