venerdì 10 maggio 2019

#Libri, Goals di Gianluca Vialli, per non mollare mai

Goals
di Gianluca Vialli

Dati tecnici:
Casa Editrice: Mondadori
Pagine: 358
Anno: 2018
Genere: saggio sportivo


Trama: 98 storie + 1 per raccontare imprese nel mondo dello sport, dalle più conosciute a piccole perle quasi dimenticate. 98 storie + 1 per imparare a non arrendersi mai e non abbandonarsi alla paura, la tensione, lo sconforto.
Da Jesse Owens a Steven Bradbury, da Cassius Clay ai Lisbon Lions (che proprio in questi giorni hanno perduto due pilastri della mitica impresa del Celtic nel 1967), da Sergei Bubka a Jack Sintini, da Tyrone Bogues a Jerzy Kukuczka, fino a quel + 1, che ci racconta, in prima persona, l’ultimo anno di Gianluca Vialli, ex attaccante di Cremonese, Sampdoria, Juventus e Chelsea, e la sua battaglia più importante.

Commento: Premetto che nel commentare questo libro non sarò obiettiva (anche se cercherò di esserlo il più possibile). Conosco personalmente Gianluca Vialli perché nel lontano 1998, quando ero ancora poco più che una ragazzina con mille sogni in testa e una laurea in Sociologia da conquistare, decisi di scrivere una tesi su di lui (Gianluca Vialli, un eroe moderno veicolato dai mass media) per la cattedra Storia delle Comunicazioni di Massa. Non solo il professor Enrico Menduni me la accordò, ma da quella decisione nacquero mille cose belle per me (a partire dal premio di laurea Stefano Benetton nel 2000 per la miglior tesi sportiva dell’anno). Gianluca Vialli, da me contattato tramite amicizie in comune, fu subito disponibilissimo ed acconsentì ad incontrarmi due volte (nel dicembre del 1998, prima dell’inizio della stesura della tesi, e nel marzo 2000, dopo la conclusione della stessa per tirare le somme dell’analisi svolta). Durante quegli incontri fu non solo assai preparato (non aveva solo letto il mio lavoro, lo aveva decisamente studiato), ma anche molto gentile e umano (specialmente quando pochi giorni dopo il nostro incontro morì all’improvviso mio padre e lui mi scrisse di suo pugno un messaggio di incoraggiamento e di grande vicinanza).
Leggere della sua recente terribile malattia, mi ha colpito moltissimo, quasi come se fosse qualcuno di famiglia. E nello sfogliare questo saggio ho trovato conferma di quanto egli sia decisamente un ‘eroe moderno’ (#Vocabolario Eroe = Persona che per eccezionali virtù di coraggio o abnegazione s’impone all’ammirazione di tutti).

Il libro è a cura di Pierdomenico Baccalario (l’Ulysses Moore delle saghe fantasy per ragazzi), con il prezioso contributo di Massimo Prosperi e Marco Menozzi (autore della serie di libri sul basket Pick & Roll). E forse questo è il lato più negativo del libro…


L'alpinista polacco Jerzy Kukuczka,
protagonista di uno dei capitoli più tristi del libro

I lati negativi:
Come vedete cerco di essere obiettiva e parto subito nel raccontare quello che non mi è piaciuto (tecnica un po’ furba, lo ammetto, perché partendo dalle cose più brutte, al termine dell’articolo ve le sarete dimenticate :D ).
Il lato negativo, e lo dico da scrittrice ma altresì da giornalista sportiva, è che le storie raccontate sono narrate con tecniche narrative ma non con tecniche proprie delle imprese sportive. Di conseguenza queste storie, che spesso ammiccano al lettore con costruzioni di attesa, iperboli, sguardi su lampi di vita privata, in definitiva mancano di quello che è più importante: lo sport. La descrizione dell’emozione, della tensione, del risultato. Tecniche che solo un giornalista sportivo a tutti gli effetti ha imparato nel tempo. E mi domando come sarebbe stato questo libro se Vialli lo avesse scritto assieme al suo amico Paolo Condò…
Per non parlare che vi sono degli errori. Io ne ho trovati alcuni (e tutti nelle storie che conoscevo più approfonditamente) e mi domando di quante inesattezze sia disseminato il libro nelle parti che invece non conoscevo.
Faccio due riferimenti: la storia n. 25 Respect is earned (Il rispetto si guadagna – i titoli sono scritti in inglese, le storie in italiano) dedicata alle Olimpiadi di Berlino e alla sfida di salto in lungo tra Jesse Owens (statunitense di colore) e Luz Long (tedesco di Lipsia). Conosco molto bene questa vicenda, perché è al centro del mio romanzo di spionaggio I segreti di Tallinn, quinto incarico della mia saga mystery Il mondo di Mauro& Lisi. Nel racconto della vicenda, in cui si vede Long dare dei suggerimenti determinanti a Owens per non commettere fallo nel salto in lungo e che poi vedrà trionfare Owens proprio davanti a Long, ci sono almeno due errori clamorosi: primo, il consiglio di Long ad Owens è stato dato durante le eliminatorie, non in finale (avranno voluto rendere la vicenda più esaltante ed adrenalinica?) e secondo, al termine della storia dicono che Long morirà poi durante la Seconda Guerra Mondiale a Stalingrado (perché Stalingrado, quando Long è morto in Sicilia nel 1943 ed è ancora lì sepolto?).


Luz Long e Jesse Owens a Berlino 1936

Il secondo riferimento: storia n. 41 A good teacher is like a candle. It consumes itself to light the way for others (Un buon allenatore è come una candela. Consuma se stesso per illuminare la strada degli altri) dedicato a Jock Stein, allenatore del Celtic dal 1965 al 1978 e primo allenatore a conquistare il triplete, nella stagione 1966-1967. Nel libro è scritto che “poiché era cattolico, la sua destinazione più naturale non poteva che essere il Celtic” (pag. 148). Jock Stein era protestante. E, al contrario, ci furono delle resistenze nei suoi confronti proprio per questo motivo.


Jock Stein con la Coppa dei Campioni vinta con il Celtic nel 1967

Lettura piacevole:
Non rimanete ingannati dal tempo impiegato nel leggerlo. Sono io che l’ho centellinato per assaporare con gusto le storie, interiorizzarle e ricordarle. Per quanto alcune storie le conoscessi assai bene (dalla parabola di Jack Sintini, con cui con i miei romanzi ho collaborato varie volte a favore delle sue raccolte #forzaecoraggio alla storia dell’indiano Jim Thorpe, l’atleta più forte del mondo, che avevo narrato proprio nella mia tesi su Gianluca Vialli), altre erano per me se non sconosciute, sicuramente da approfondire. E quindi ho deciso di gustarmi un capitolo a sera, prima della lettura del romanzo di turno.
La lettura scivola veloce, spingendo ad approfondire alcuni temi, magari tramite YouTube dove rivedere alcune imprese, o attraverso libri o interviste.


L'indiano Jim Thorpe, l'atleta più forte del mondo

La storia che mi ha colpito di più – la vittoria alla Bradbury:
La storia che mi ha colpito di più è stata sicuramente quella dedicata a Steven Bradbury, pattinatore di short track australiano medaglia d’oro a Salt Lake City 2002 (vicenda che, nonostante io sia una patita di Giochi Olimpici, non conoscevo affatto). La sua parabola assurda e la sua vittoria completamente inaspettata (grazie ad una serie infinita di coincidenze fortuite) mi ha affascinato, tanto che avrò rivisto decine di volte il servizio fatto dalla Gialappa’s Band. Volete vederlo anche voi? Eccolo qui.



Affetto per la Sampdoria:
Ho trovato molto forte anche l’omaggio che in due occasioni Gianluca Vialli fa alla Sampdoria, in cui ha militato dal 1984 al 1992. Il primo, riconoscibile solo per chi conosce molto bene la storia blucerchiata, in cui, parlando del Barcellona, si sofferma su Koeman “capace di calciare punizioni impressionanti” (pag. 195), evidente riferimento alla finale di Coppa Campioni persa dalla Sampdoria contro il Barcellona per 1-0, proprio a causa di una punizione dell’olandese. Il secondo, più sfacciato, nell’ultimo capitolo, quando si presenta, e scrive che ha “vinto due campionati italiani, di cui quello con la Sampdoria credo sia stato il più bello” (pag. 353).
Legame forte tra Vialli e la Sampdoria, evidenziato dalle dichiarazioni degli ultimi mesi che lo vedono a capo di una cordata americana che vorrebbe acquistare la Sampdoria da Ferrero. Proprio ieri, giovedì 9 maggio, alla convention di Banca Medioloanum a Torino, Vialli ha dichiarato di voler “chiudere la sua carriera da dirigente” (fonte Il secolo XIX - clicca qui per leggere la notizia), facendo un chiaro riferimento alla trattativa in corso.


Gianluca Vialli ai tempi della Sampdoria al fianco di Roberto Mancini


Ultimo capitolo:
L’intero libro si poggia sull’ultimo, toccante capitolo, in cui Luca Vialli racconta in prima persona quello che ha vissuto nell’ultimo anno e mezzo prima dell’uscita del libro, con la scoperta della malattia (un tumore maligno al pancreas), la chemio, la radio, il dolore, lo sconforto. Ma anche la voglia di non mollare, la forza cercata, trovata nella sua famiglia (dai suoi genitori, vere e proprie rocce, alla sorella, dalla magnifica moglie, alle due figlie). E quella speranza di tirare per fare gol, che “è sempre come la prima volta: hai bisogno di un bel po’ di coraggio. E, anche, di un pizzico di fortuna” (pag. 358).
E’ qui che si scopre come è nato questo libro.
Come Vialli si sia circondato di frasi motivazionali tratte da frasi celebri o scritte di suo pugno, ispirandosi a qualcosa che chissà chi gli aveva detto.
E quelle frasi diventano poi i titoli dei capitoli delle varie storie. Piccole perle da donare a tutti, per aiutarli a non mollare e a puntare sempre avanti.
La più bella per me è quella legata alla storia n. 43 (dedicata alla vittoria della Germania ai Mondiali del 1974 contro l’Olanda di Cruijff): Obstacles are those frightful things you see when you take your eyes off your goals (Gli ostacoli sono quelle cose spaventose che vedi quando distogli gli occhi dalla meta, Henry Ford).


Gianluca Vialli oggi, dopo la malattia

La frase dedicata a se stesso:
La frase che Vialli sceglie per l’ultimo capitolo, il suo, è: I want to inspire people. I want someone to look at me and say: because of you, I didn’t give up (Voglio ispirare le persone. Voglio che qualcuno mi guardi e dica: grazie a te, non ho mollato).
Personalmente io posso dirgli: grazie a te, Luca, io ho avuto cose bellissime e sicuramente non solo mi hai ispirato, ma mi hai aperto tante porte, dandomi la forza di credere in me stessa e nel mio talento. Tutto ebbe inizio 21 anni fa, quando, arrivata a Londra ai campi di allenamento del Chelsea mi hai stretto la mano per la prima volta. E da allora sei sempre stato un modello e uno stimolo continuo, anche nei momenti di maggior sconforto.

Consigliato a tutti coloro che amano lo sport. E anche a coloro che non lo amano, ma vogliono assaporare un po’ di storia moderna attraverso questo mondo meraviglioso fatto di sfide ad altissimo livello…

Letto: 21 febbraio – 07 maggio 2019

Voto: 8 al libro, 10 a Gianluca Vialli

Stelle mozzafiato: ****

Recensione in arrivo: Le avventure di Holly Hobbie, fantasy archeologico di Richard Dubelman (lo avevo già anticipato, forse ora ci riesco!).

2 commenti: