I ragazzi di Villa Borghese
di Giovanni Mosca
Dati tecnici:
Casa Editrice: Fratelli Fabbri Editore
Collana: I grandi libri Fratelli Fabbri – Collezione per ragazzi XVI
Pagine: 150
Anno: 1954
Genere: romanzo di formazione per ragazzi
Trama: Roma. Marzo 1922.
Un gruppo di amici tra i quattordici e i sedici anni si riunisce ogni giorno a Villa Borghese presso il laghetto all’ombra del tempietto di Esculapio, fondando il Lago Club. Vive ogni giorno fantastiche avventure e sogna di poter conquistare l’intera Villa Borghese, ma se da una parte ha sconfitto il gruppo guidato dal Frittata, inglobandone tutti i membri, dall’altra deve ancora sopraffare i ragazzi del Pincio, più grandi e dediti al vizio.
Il gruppo è guidato da Free, valoroso e integerrimo Presidente. Al suo fianco l’amico Marco, che ne studia le strategie, il Barone, Lillo e tanti ragazzi allegri e vivaci.
Tutto però cambia quando Marco, roso dalla gelosia per Adriana, la ragazza di Free, inizia a tessere intriganti trame per indebolire il Club prima e a far cacciare Free poi, portando il Club a…
Free e Marco al laghetto di Villa Borghese
in una delle illustrazioni di Albertarelli
in una delle illustrazioni di Albertarelli
Commento: Avevo molte aspettative su questa storia, indubbiamente scritta benissimo e con un italiano che cattura fin dalle prime pagine (chi sono io per giudicare Giovanni Mosca?). Tuttavia, alla fine, il romanzo mi ha lasciato l’amaro in bocca con non poche perplessità sulla reale trama. Se in principio, infatti, si narravano le vicende dei ragazzi del Lago Club in maniera divertente, con il passare dei capitoli l’intreccio diventa quasi una metafora della storia dell’uomo, con i ‘giochi’ dei ragazzi che si sovrappongono alla vita reale senza comprendere dove si trova il confine.
Il Frittata
Lo stile di Giovanni Mosca
Giovanni Mosca (1908-1983) è stato fondamentalmente un giornalista e uno scrittore, anche se la sua carriera iniziò come maestro (e questo si nota moltissimo in questo romanzo).
Dopo la fondazione del settimanale umoristico Candido assieme a Giovannino Guareschi, nel 1951 gli venne affidata la direzione de Il Corriere dei piccoli. Ed è in questo periodo che prende luce I ragazzi di Villa Borghese.
Lo stile rispecchia notevolmente la sua attitudine all’insegnamento (l’io narrante del romanzo è lo stesso Mosca che dice di aver conosciuto questi ragazzi all’epoca in cui si svolgono gli eventi e che racconta la storia con uno stile educativo e quasi moralistico) e la sua capacità di immedesimarsi nei suoi lettori (il suo target è sicuramente maschile, tanto che le poche femmine che compaiono nella storia sono stereotipate e molto poco sfaccettate).
Quello che ho apprezzato di più del suo modo di raccontare è la capacità di far rivivere l’epoca in cui si svolgono gli eventi (si tocca con mano il cambiamento tra l’allora e l’ora), senza scendere in arringhe sul fascismo e sulla guerra da poco conclusa. Si torna indietro nel tempo, si diventa ragazzi degli Anni Venti, si sente il carretto per le strade, si vede il chioschetto al Pincio, si ammirano i cigni nel laghetto.
Bellissimo anche l’approfondimento religioso. A titolo d’esempio cito il discorso del ‘canonico’ che invita i suoi ragazzi a difendere il Lago Club: “Io non voglio nella Congregazione né traditori né paurosi: voglio dei bravi, leali, sinceri, coraggiosi ragazzi che all’occorrenza sappiano anche battersi quando si tratti di una guerra di difesa contro dei malvagi”. (pag. 102).
Il ritorno di Free durante la 'battaglia' contro i ragazzi del Pincio
Risposta italiana a I ragazzi della via Pál?
Ammetto di non averlo mai letto, ma le persone a cui ho raccontato la storia de I ragazzi di Villa Borghese mi hanno detto tutti che la trama sembrava richiamare quella ben più celebre de I ragazzi della via Pál.
Di conseguenza mi informo, studio, analizzo. E in effetti tra i due romanzi ci sono molti elementi in comune ma… ma in questo modo I ragazzi di Villa Borghese perde ancor più mordente. Perché? Perché la storia diventa una sorta non di omaggio ma quasi di parodia del celebre libro di Ferenc Molnár. Se da una parte c’è il dolore, la crescita, la perdita, dall’altra, invece, c’è una visione goliardica, una farsa alla romana della stessa storia. Emblematica la finta morte di Marco per assideramento (invece era solo un raffreddore preso dopo un duello sul lago con Free), che fa da contraltare alla straziante morte reale di Nemecsek di polmonite.
Dovrebbe forse far ridere, invece lascia molto, molto l’amaro in bocca.
Free è davvero l’eroe positivo?
E alla fine ci si domanda anche: ma è davvero Free l’eroe positivo della storia? Sì, è coraggioso. Sì, è un buon condottiero. Ma è anche altro?
In linea teorica viene definito leale, integerrimo. Ma lo è veramente?
In definitiva cambia le regole a suo comodo, soffre perché Marco vuole rubargli Adriana, ma poi ritiene un diritto duellare con lui quando si invaghisce di Delia, la nuova ragazza di Marco, tanto da affondargli la barca nel laghetto di Esculapio e da non chiedergli mai scusa per questo.
Il finale di Free è amaro, triste e incomprensibile…
Tensione alta a Villa Borghese
La Magnificenza di Roma
Da romana, ho apprezzato moltissimo le descrizioni di Roma. Non solo Villa Borghese e Valle Giulia, ma anche i boschi di Monte Mario, la storia di Via Candia e la chiesa dei Santi Vincenzo e Anastasio a Trevi, dove si svolgono alcune memorabili scene tra Lillo e Marco, e il cui ‘canonico’ ha un ruolo cruciale per la storia.
Interessante osservare questi luoghi amati oggi, con l’occhio di chi li vedeva un secolo fa. Notarne le differenze (Monte Mario era un bosco quasi selvaggio) e le similitudini (il laghetto di Villa Borghese è rimasto immutato).
Uno scorcio di Roma intramontabile.
Mozzafiato.
Lillo e Marco si nascondono nel campanile della chiesa
dei Santi Vincenzo e Anastasio a Trevi
dei Santi Vincenzo e Anastasio a Trevi
Il silenzio sulla guerra e sul fascismo
Nel quadro generale della storia, sono rimasta anche stupita che non si faccia alcuna menzione al fascismo. La storia si svolge tra il 1922 e il 1923 a Roma, eppure non c’è neppure un minimo cenno alla Marcia su Roma del 28 ottobre del 1922. Né, quando si fa una descrizione a volo d’uccello a quello che accadrà dopo ai protagonisti, si parla di fascismo, guerra, partigiani.
Una svista? No, non credo. Non da parte di un autore del calibro di Giovanni Mosca.
Forse non ha voluto mischiare la politica con la purezza della giovinezza, o forse ha voluto significare che all’epoca gli avvenimenti storico-politici non coinvolgevano i ragazzi, o forse ha voluto stendere un velo su un elemento molto divisorio dell’epoca concentrandosi, invece, su temi più cari (come la religione cattolica).
Se il medesimo libro venisse scritto oggi, sarebbe completamente diverso e permeato di politically correct, cambiando molto anche la dinamica dei personaggi…
Complessivamente si tratta di un libro scritto estremamente bene, che trasporta in una Roma lontana e bellissima, ma che ad un certo punto si perde, regalando un finale non degno della splendida costruzione fatta nei capitoli precedenti, lasciando un profondo ed intenso amaro in bocca e una dissonanza notevole.
Potrei consigliarlo come insegnamento di scrittura, ma non come lettura.
Letto: 30 maggio – 3 giugno 2026
Voto: 6 al romanzo (il voto sarebbe stato molto più alto con un finale diverso, ma tutto viene perduto con gli ultimi tre capitoli), 9 alla penna di Giovanni Mosca (è indubbio che sia scritto benissimo), 8 alla copertina
Stelle mozzafiato: **
Recensioni in arrivo:
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L’incanto di un fiocco di neve di M. Scott Peck
Le rose di Glenross di Ruth Ryan Langan
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Il manoscritto MS 408 di Thierry Maugenest
La casa sulla collina di Nancy Hartwell
…E poi non rimase nessuno di Agatha Christie
Dimmi che mi ami di Johanna Lindsey
La ragazza che sognava la libertà di Clelia Lombardo
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