venerdì 19 ottobre 2018

#Libri 'Stella della sera' di Zoa Sherburne, affascinante young adult sugli indiani


Stella della sera
di Zoa Sherburne

Dati tecnici:
Titolo originale: Evening Star
Traduttrice: Ninì Boraschi
Casa Editrice: Baldini & Castoldi
Collana: La Melagrana n. 51
Pagine: 216
Anno: 1960 (in Italia dal 1961)
Genere: narrativa contemporanea per giovani adulti


Trama: Fine Anni Cinquanta, Isole Hillis a largo dello stato di Washington.
Nancy Hillis è una sedicenne assai particolare. Vive in un’isola che porta il nome della sua famiglia e il suo bisnonno era Capo Lupo Grigio della tribù Lummi. Ogni estate la sua famiglia gestisce un resort in cui fa rivivere la cultura indiana, con i suoi canti, le sue tradizioni e il suo passato. La stessa Nancy si veste da vera indiana (ma non chiamatela Squaw, perché è un termine americano che sbeffeggia la sua stirpe) e racconta le antiche leggende del luogo accanto ad un grande falò.
Un giorno di inizio estate arriva nell’isola Paul Spencer, un giovane che stringe una delicata amicizia con Nancy ma che dopo tante gite e la promessa di rimanere in contatto via lettera, sparisce.
Nancy, frastornata anche dai cambiamenti che accadono nella sua famiglia (la sorella maggiore che si sposa, il fratello che parte per il servizio militare) e nel suo cuore inesperto, inizia ad aver paura che siano le sue radici indiane a spaventare il suo nuovo amico e…

Commento: Stella della sera è un libro della collana degli Anni Sessanta La Melagrana della Baldini & Castoldi, indirizzata alle signorinette dell’epoca con storie moderne, fresche, lente, deliziose.
Rispetto alle autrici americane tipiche della collana (Betty Cavanna, Rosamond du Jardin, Pamela Brown, etc.), la Sherburne (1912-1995) affronta temi sociali più complessi (come l’alcolismo, una gravidanza giovanile, l’epilessia, etc.), motivo per cui della sua prolifica produzione nella collana compare soltanto un altro titolo: Due tempi per Edy, che lessi tanti tanti anni fa e di cui ho solo vaghissimi ricordi.
Anche Stella della sera affronta dei temi particolari in special modo l’importanza della tradizione e la diversità.

La cover del libro americano degli Anni Sessanta.
Anche negli Usa non è stato più ristampato.


Identità e diversità – L’importanza della tradizione:
Nel percorso di crescita, Nancy (Stella della sera in indiano) vive tutte le preoccupazioni tipiche dell’adolescenza, in principal modo quella di non essere accettata per quello che è e la paura che il ragazzo di cui si è innamorata possa essersi allontanato perché lei è diversa da tutte le altre ragazze.
In principio la giovane pensa di adeguarsi alle sue future compagne di scuole (andrà a studiare a Seattle), ma infine, grazie anche ad un dialogo intenso con il silenzioso Capitano Griffin, Nancy capisce che “Tutti noi siamo diversi l’uno dall’altro” e che questa è la nostra forza. In un mondo che ci vuole globalizzati e tutti con le medesime passioni e i medesimi cliché da seguire, è bella questa esaltazione delle proprie radici, senza paura di difendere la propria cultura e le proprie tradizioni.

Gli indiani:
Per apprezzare ancor di più il libro bisogna contestualizzarlo nel periodo in cui è uscito negli Usa. Siamo negli Anni Sessanta. Il primo film di un certo successo che prendeva in considerazione il punto di vista indiano, L’amante indiana di Delmer Daves, risaliva ad appena dieci anni prima. La visione nei confronti degli indiani è ancora se non di scontro, almeno di sospetto. I dubbi che assalgono Nancy sono reali, sinceri, così come è sincera la curiosità con cui i turisti si avvicinano alla loro isola per vedere le antiche tradizioni, senza realmente appassionarcisi ma vedendole quasi come qualcosa di cui ridere per sentirsi ‘superiori’.


Dipinto di come appariva anticamente un villaggio Lummi.

Esemplificativo il commento che Nancy fa di Dardo Lucente, giovane indiano che non nasconde il suo sangue e va avanti per la sua strada senza timore del giudizio altrui: “Se Dardo Lucente fosse nato due secoli fa, probabilmente sarebbe stato un grande capo, mentre nell’epoca in cui siamo è un fallito”.
Ma Dardo Lucente non è affatto un fallito e la storia lo dimostrerà. Così come dimostrerà che le paure di Nancy non avevano fondamento e che il suo destino è proprio quello di essere se stessa e non rinnegare i suoi padri. Il commento finale di Paul (che tutto aveva pensato tranne che voler allontanarsi da Nancy per via dei suoi avi, ma per paura di non essere alla sua altezza) è, infatti, il messaggio centrale del libro: “Quello che fa la tua famiglia è estremamente importante. Vi sforzate di mantener vivo un mondo che non esiste più. Come se diceste: ‘Così era una volta e sarebbe ancora se la civiltà non avesse trasformato e rimodellato ogni cosa’”.


Una delle illustrazioni del libro.
Dardo Lucente e Nancy in canoa in gara per conquistare il Fuoco Cerimoniale.

Location mozzafiato:
Sebbene l’isola Hillis sia fittizia, l’arcipelago di San Juan è reale. Situato nell’angolo nord-occidentale degli Stati Uniti al confine con il Canada a poca distanza dall’Isola di Vancouver, fa parte dello Stato di Washington ed è di una bellezza mozzafiato. Le isole che lo formano sono più di cinquanta e nessuna è collegata all’altra con ponti. I movimenti sono ancora solo per via mare o via aereo e ancora oggi il kayak e la canoa (citati moltissimo nel romanzo) sono dei mezzi di spostamento assai diffusi.
La Sherburne era di Seattle e queste isole doveva conoscerle assai bene, perché le descrizioni sono vivide ed intese e più si va avanti con la lettura, più cresce la voglia di recarsi in queste isole meravigliose e di scoprire come erano in quel tempo ormai sparito che non tornerà più. Oso solo immaginare la bellezza evocativa di questi luoghi nel lontano 1961 quando non vi era ancora Internet o mille spot televisivi a mostrare le magnificenze del mondo e di come si andasse ad aprire l’atlante per scoprire dove vivevano anticamente gli indiani Lummi…


Veduta aerea dell'arcipelago di San Juan

Nota alla traduzione:
Come sempre con i libri de La Melagrana la lettura scivola via veloce e, sebbene sia un libro degli Anni Sessanta, ha un linguaggio moderno e vivace. Di tanto in tanto si incontrano termini desueti, che mi ha fatto piacere rispolverare (li ho tutti inseriti nella mia rubrica #Vocabolario sulla pagina Facebook de Il mondo di Mauro & Lisi), come ad esempio pittime, verricello, assito o serotina. Credo inoltre che per facilitare la comprensione del testo sia stato tradotto football con calcio anziché con football americano.

Complessivamente l’ho trovato molto interessante e in parte duro (come la morte di un bimbo di quattro anni perché i genitori dediti solo alla vita sociale lo lasciano solo in spiaggia e il bimbo muore affogato). Uno sguardo di un mondo che non c’è più da parte di una società che a sua volta è ormai scomparsa…

Letto: 02-14 ottobre 2018

Voto: 7 al romanzo, 8 alla collana La Melagrana che sceglieva e scriveva libri attualissimi e di grande portata culturale (notevole Starli e i frutti d’oro) a differenza della letteratura moderna per giovani adulti che propina libri al livello dell’infimo After, 6 alla copertina

Stelle mozzafiato: ***

Recensione in arrivo: La galea sommersa di Anton Ingolic

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