Per questo mi chiamo Giovanni
di Luigi Garlando
Dati tecnici:
Casa Editrice: Rizzoli
Collana: BUR
Pagine: 151
Anno: 2004 (la mia edizione è del 2025)
Genere: libro per ragazzi (?)
Trama: 2002. Palermo.
Giovanni sta per compiere 10 anni. Sta studiando Garibaldi per l’interrogazione nel giorno successivo, quando irrompe nella sua stanza il padre per informarlo che il giorno dopo non sarebbe andato a scuola (ha parlato lui con la maestra ed è giustificato nel saltare l’interrogazione) perché è in programma qualcosa di molto più importante: il padre gli racconterà infine il motivo per cui il suo amato orsacchiotto BUM ha le zampette bruciacchiate. Ma per farlo è necessario un lungo viaggio on the road tra Palermo e dintorni.
Giovanni è felice di stare solo con il papà e di non andare a scuola e si tuffa con allegria in questa giornata così insolita. Ancora non sa che questo percorso lo porterà a rivivere tutte le tappe della vita di Giovanni Falcone, dalla nascita fino alla tragica strage di Capaci.
Cosa lega Falcone al piccolo Giovanni e ancora di più a Bum? Perché il padre tiene a raccontare tutto a suo figlio proprio pochi giorni prima del suo compleanno? E chi ha dato al papà tutto quel materiale per raccontare nei minimi dettagli le vicende contro il mostro?
Un viaggio cruento e doloroso che porterà il bambino a comprendere che “per questo si chiama Giovanni”.
Giovanni Falcone bambino
Commento: Per questo mi chiamo Giovanni è stato assegnato come libro di lettura in prima media a mio figlio. Da lettrice appassionata, non ho non potuto prenderlo anch’io e leggerlo in contemporanea con lui.
Il mio commento finale non è entusiasta. Ora vi spiego perché.
Linguaggio cruento…
Le immagini descritte nel romanzo sono decisamente forti e di grandissimo impatto visivo, specialmente per un bambino di 10-11 anni.
In primis viene raccontata nei dettagli la storia del bambino che a 12-13 anni (tengo a sottolineare questa piccola differenza di età tra chi legge e a chi accadono questi eventi, perché il lettore tende a immedesimarsi in lui, essendo di poco più grande, diverso sarebbe se fosse più piccolo) viene sciolto nell’acido dalla mafia. Di più. Non bastano le parole a Luigi Garlando. Per farlo spiegare meglio, il padre fa una dimostrazione e fa sciogliere un’aspirina effervescente in un bicchiere e dimostra che in brevissimo tempo non rimane più niente della pasticca. Ugualmente non era rimasto nulla del bambino sciolto nell’acido (ora sfido un qualsiasi padre al mondo a fare una dimostrazione del genere a suo figlio di neppure 10 anni).
Ma non c’è solo la storia del bambino sciolto nell’acido (citata almeno dieci volte nel corso del testo), ma anche narrazioni di uccisioni ed esplosioni fino alla descrizione nei minimi dettagli della foto delle macchine in cui viaggiavano Falcone e la sua scorta a Capaci, con tanto di lamiere attorcigliate.
Le parole sono macigni. E lo sono ancor di più quelle dette ad un bambino. Le reazioni possibili sono solo due: o la cancellazione di tali messaggi per l’impatto troppo negativo che possono avere sull’equilibro psichico; o l’assuefazione a tali scene, come se in realtà non fossero altro che un film d’azione. Entrambe le vie non raggiungono però lo scopo.
…in stile troppo infantile
A questo linguaggio cruento e indifferente alle emozioni psicologiche dei bambini, fa da contraltare uno stile narrativo troppo infantile.
Il romanzo è scritto (lo si capisce anche dal titolo) dal piccolo Giovanni e lo stile riflette il suo modo di pensare. Il vocabolario utilizzato, quindi, è estremamente povero (nessuna parola particolare, nessuna costruzione lessicale interessante) e la lettura scivola via senza guizzi, avendo d’altro canto la sensazione che ci sia qualcosa che non va.
Meta Game
In più di un’occasione, infatti, mi è capitato di leggere idee e concetti che in realtà Giovanni non potrebbe mai avere ma che Luigi Garlando gli mette nella penna (quello che nei i giochi di ruolo è chiamato Meta Game).
Si parte da Garibaldi (in quinta elementare i bambini studiano i romani, non l’unità d’Italia, in caso citerebbero Giulio Cesare) per arrivare al gol di Maradona ai Mondiali del 1986 contro l’Inghilterra (nel libro viene giustificato con il fatto che il gol viene passato tante volte in tv), passando per la coppa di Wimbledon (nel 2002 in quanti bambini non appassionati di tennis avrebbero citato questo torneo sapendo che Sinner era molto al di là da venire?) e i paragoni con i combattenti di Breveheart (quale bambino di 9 anni citerebbe il film di Mel Gibson per descrivere degli eroi, anziché Spider-Man o un qualsiasi altro supereroe?).
Tutto questo rende davvero dissonante la lettura e non ci si immedesima mai veramente nel piccolo Giovanni. Ma come si potrebbe in definitiva? Non c’è mai un moto di orrore, paura, terrore nel sentire le atrocità commesse dalla mafia. Solo rabbia. Ma i bambini sono spugne, vedono e provano sentimenti all’ennesima potenza.
Giovanni, invece, non piange mai. Non urla. Di fatto, non reagisce.
L’albero di Falcone
La parte più bella è quella in cui padre e figlio si trovano davanti all’albero di Falcone, in cui sono raccolti i biglietti che piccoli e grandi hanno lasciato in sua memoria, con la promessa che il suo testimone verrà raccolto e portato al traguardo.
Quello che mi ha colpito di più è quello di Claudia: “Ho sette anni. Come tutti i bambini dovremmo pensare solo ai giochi invece sentiamo spesso la parola mafia che fa tanta paura”.
Esatto. I bimbi dovrebbero giocare. Essere protetti dagli adulti. Non scaricare anche questa pressione sulle loro spalle…
Complessivamente mi sembra un libro per bambini, scritto in realtà per gli adulti, che in questo modo si mettono in pace la coscienza, perché sembra loro che parlando di mafia, del “carciofo” hanno insegnato ai bambini a non tollerare il bullismo e a ribellarsi alla mafia.
Ma è veramente questo il risultato ottenuto?
Secondo me il testo avrebbe dovuto alzare l’asticella.
Essere indirizzato a ragazzi più grandi (minimo 13-14 anni) ed usare un linguaggio adeguato.
Il commento di mio figlio Emanuele:
“Di questo libro mi è piaciuto l’insegnamento di non arrendersi mai, ma non mi è piaciuto perché era scritto per adulti con un lessico per bambini di 8/9 anni, quindi io ero più grande perché avevo 10 anni.
Parlava della Mafia, di “Cosa Nostra” per l’esattezza, quindi un’altra cosa non adatta ai bambini di 8/9/10 anni.
La scena che mi è piaciuta di più è stata quando il bambino disse tra sé e sé che Bum era in realtà un Super-eroe e che questo era il loro segreto.
I miei personaggi preferiti sono stati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino come persone reali, nel libro Giovanni (il bambino) e il pupazzo Bum.
Il mio voto è 8,5”.
Letto: 13-29 ottobre 2025
Voto: 6 al libro, 5 allo stile, 8 alla storia di BUM (l’unica che riflette un po’ la mentalità di un bambino e che qui non rivelo per non fare spoiler), 2 al politically correct.
Stelle mozzafiato: **
Recensioni in arrivo:
L’ombra sul balcone di Enid Blyton
Eclipse di Stephenie Meyer
Pupazzi di neve di Enid Blyton
Le campane di Charles Dickens
Racconti di Natale di Diane Gaston, Laura Martin, Helen Dickson
Siate rompiscatole di Paolo Borrometi
L’incanto di un fiocco di neve di M. Scott Peck
Ansciana di Kathe von Roeder-Gnadeberg
Nido di serpenti di Patricia Wentworth
Violetta la timida di Giana Anguissola
In lettura:
La storia di Ulisse e Argo di Mino Milani







Nessun commento:
Posta un commento