venerdì 27 marzo 2026
di Diletta Nicastro
ROMA – Mercoledì 25 marzo la preside Eugenia Carfora, divenuta famosa in tutta Italia grazie alla fiction La Preside a lei ispirata andata in onda dal 12 gennaio al 2 febbraio su RaiUno ed interpretata da Luisa Ranieri, è venuta a Roma per parlare con genitori, insegnanti e studenti presso i locali della Basilica di Sant’Eugenio in Via delle Belle Arti, 10, in un incontro fortemente voluto dal parroco don Miquel Delgado.
La Carfora, nata il 1° febbraio 1960 a San Felice a Cancello (CE), è dirigente scolastico da quasi 20 anni dell’Istituto Superiore ‘Francesco Morano’ di Caivano (Na), che conta cinque percorsi di studio: Informatica e telecomunicazioni, Meccanica Meccatronica e Energia, Elettronica ed Elettrotecnica, Agraria agroalimentare e Agroindustria, Servizi per l’enogastronomia e l’ospitalità alberghiera (di cui gli ultimi quattro aggiuntisi sotto la sua dirigenza). E’ attualmente anche Referente Provinciale per l’Educazione alla Legalità per la Regione Campania, con riferimento alla provincia di Caserta. Nel 2025 ha ricevuto il premio Domenico Allegrino per essersi distinta “per aver curato, a proprio modo, le ferite di persone fragili, mettendo in pratica i valori dell’accoglienza e della solidarietà”.
Da anni considerata una preside coraggio per le sue battaglie contro la dispersione scolastica in un territorio quasi abbandonato dalle istituzioni e per le lotte per sottrarre i giovani alla malavita dando loro un faro di legalità, la preside ha dedicato all’incantata platea un’ora, poco più (perché poi doveva tornare dai suoi ragazzi), in cui si sono sentiti completamente la sua forza e il suo coraggio. E come simbolo ha scelto di mettere sul tavolo un cesto colmo di grandi, profumati limoni. Perché? Per capirlo bisogna ascoltare la sua testimonianza, i suoi ricordi, le sue battaglie.
L'incontro è stato moderato dal dottor Antonio Affinita,
Direttore Generale e cofondatore del Moige (Movimento Italiano Genitori)
Direttore Generale e cofondatore del Moige (Movimento Italiano Genitori)
“La fiction è stata magica. Luca (Zingaretti) e Luisa (Ranieri) sono stati meravigliosi. Sono due genitori attenti e preoccupati per il futuro delle loro figlie, e mi seguono da 10 anni. Luisa è stata fantastica. Lei non ha recitato. Lei ha sentito la storia. E l’ha trasportata sullo schermo. Ma per quanto la fiction sia stata straordinaria, ha potuto mostrare solo il 5% della realtà”, spiega la Carfora, che tiene ad aggiungere, però, che “è vero che mettevo il Nessun dorma la mattina per far venire gli studenti a scuola, così come è vero che ho visto nascere tra i banchi di scuola le tante storie che hanno ispirato la fiction (anche se non vi dirò quali e come si sono sviluppate), così come è vero che ho ricevuto decine e decine di telefonate nel cuore della notte (solo che, a differenza dalla fiction, non erano mute ma facevano sentire le campane a morte), così come è vero che dentro la scuola vi era una tintoria (che nella realtà era anche sartoria). Chi la gestiva era simpaticissimo, ma quel luogo era della scuola e alla scuola doveva tornare”.
Il parroco don Miquel Delgado con Eugenia Carfora.
Alle spalle si può leggere uno degli slogan della Preside:
Alle spalle si può leggere uno degli slogan della Preside:
"Never give up. Today is hard, tomorrow will be worse,
but the day after tomorrow will be sunshine" (Jack Ma)
but the day after tomorrow will be sunshine" (Jack Ma)
Ma c’è anche il rimanente 95%. Non tutto viene raccontato, tuttavia, perché Eugenia Carfora sa che alcune cose possono spaventare, mettere paura, e non è a quello che bisogna pensare. Bisogna occuparsi dei ragazzi. E gli approfondimenti sono forti, potenti, trascinanti. “Tutto iniziò il 13 luglio 2007, quando arrivai nella scuola e la trovai vuota. Tutto era sporco, tutto era lento, tutti volevano far finta di niente. Capii immediatamente che non si poteva perdere tempo, perché, se vogliamo farci chiamare educatori, l’importante è che si faccia. La prima cosa in cui mi sono impegnata è stata fare ordine, pulizia, perché, affinché la scuola funzioni, è importante che ci sia un’idea di pulito, che ci si prenda cura delle cose e degli altri. E per farlo, ho preso proprio i ragazzi. Li ho responsabilizzati. Una volta raggiunta la pulizia e creati dei locali accoglienti, era necessario raccogliere la fiducia del territorio e occuparmi del personale interno”.
Su questo argomento la Carfora ha tuonato, con tutto il suo carisma, lanciando un chiarissimo messaggio alla scuola italiana. “Non si possono vedere questi insegnanti che cambiano scuola ogni anno per fare graduatoria. Gli insegnanti devono restare in un istituto per dare continuità e fiducia ai ragazzi. Quello che io dico è: restate cinque, dieci anni con me. Creiamo un metodo. E cambiamo l’Italia! Io credo che le fondamenta della scuola siano Leggere, Scrivere e Fare di conto. Dobbiamo elevare la cultura. Dobbiamo farli pensare”.
Per coinvolgere i ragazzi, però, bisogna essere forti e determinati. Bisogna insegnare loro quello disse San Josemaria Escrivà: 'Sognate figli miei, che la realtà supererà i vostri sogni'. “Per motivare i giovani, bisogna insistere. Loro non sanno dove andare. Tu sì. Loro devono sentire che ci sei. Per questo sono andata per le strade per andare a prenderli. E il successo è arrivato grazie ad una prima mamma che mi ha visto, mi ha riconosciuto e mi ha fatto salire a casa sua. Da lì si è aggiunta un’altra mamma che, saputolo, mi voleva anche per suo figlio, poi un’altra e un’altra ancora. Non potrò mai dimenticare lo stupore, la meraviglia negli occhi sbarrati di questi ragazzi. Si sono sentiti importanti, era arrivato qualcuno a prenderli. Perché sono andata per le strade? Perché avevo capito che denunciando la dispersione scolastica si avviava solo un procedimento lento che non aveva foce. E non si può perdere tempo con i ragazzi”.
Gli adulti devono sempre essere un punto di riferimento per i giovani. “Bisogna ascoltarli. Dare loro fiducia. Mostrare con i propri comportamenti che non sempre se si va nel gruppo, si va nel giusto. Ma attenzione, mai essere troppo ansiosi. O dire ‘Ai tempi miei era diverso’. Loro non ci stanno ai tempi passati e devono affrontare il loro tempo. E riguardo a questo, i sono contro i cellulari. Ed è vero che li ho tolti ai miei studenti. Una volta un ragazzo mi ha risposto: ‘Ma io così muoio’ ed io gli ho detto: ‘Perché sei malato? No? Allora vai’”.
La Carfora ha sempre lottato incessantemente contro tutto e contro tutti, per offrire ai suoi studenti strutture, opportunità, futuro. Per non farli mai sentire soli. Per portare avanti l’educazione ai valori, che deve SEMPRE essere presente. E con la sua consueta grinta ha aggiunto un altro pensiero forte, mirato alla scuola italiana: “Un uomo di scuola non dovrebbe mai andare in pensione. Avete idea di quanto ha visto e quanto conosce un insegnante che magari ha cent’anni? Non lo si può mettere seduto su una poltrona a vedere la televisione”.
Il toccante incontro con la Preside Concetta Liguori, ormai in pensione.
Prima di approdare alla Guido Alessi, la Liguori (caso ha voluto che si chiamasse
proprio come il nome fittizio dato alla Carfora nella fiction) ha affrontato a Roma
situazioni simili a quelle raccontate dalla Carfora, la quale non ha caso a sottolineato
che ci sono tante storie sommerse simili alla sua, che hanno meno le luci dei riflettori,
ma che fanno un lavoro analogo per aiutare i ragazzi.
Prima di approdare alla Guido Alessi, la Liguori (caso ha voluto che si chiamasse
proprio come il nome fittizio dato alla Carfora nella fiction) ha affrontato a Roma
situazioni simili a quelle raccontate dalla Carfora, la quale non ha caso a sottolineato
che ci sono tante storie sommerse simili alla sua, che hanno meno le luci dei riflettori,
ma che fanno un lavoro analogo per aiutare i ragazzi.
E il percorso non è di certo giunto al termine. La Preside ha ancora tanti progetti per il futuro, tra cui quello di costruire un ponte e un ristorante etico, e se vuole farlo, si è certi che ci riuscirà.
Ed è qui che si torna ai limoni… Già, i limoni. Cosa c’entrano i limoni in tutto questo? Eugenia li prende in mano orgogliosa. Ne fa sentire il profumo ad una donna seduta in prima fila. “Questi non sono limoni di Sorrento”, dice fiera. “Questi sono limoni di Caivano. Mi avevano detto che non sarei mai riuscita a far crescere dei limoni nella Terra dei Fuochi, ma io sono una capa tosta. Ho speso 6 euro. Ho piantato un albero assieme ai miei studenti. Ed ora quell’albero dà questi limoni meravigliosi”.
Ed è questo l’insegnamento più bello che comunica Eugenia Carfora: non bisogna arrendersi mai. Bisogna tenere con forza i ragazzi e guidarli verso la loro strada. Insegnare loro le cose belle e farli crescere. Anche nei luoghi in cui tutti dicono che è impossibile. Come i limoni…
I limoni di Caivano
Per approfondire le lotte e le vittorie di Eugenia Carfora, si consiglia la visione del documentario ‘Il capolavoro’ a questo link.
Con Eugenia Carfora al termine dell'incontro







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