martedì 28 aprile 2026

#Scuola e #Digitale – Lo smartphone ai giovanissimi? Rischi e pericoli per i ‘nativi digitali’, dal FOMO alle insidie dell’AI. Parla la professoressa Stefania Garassini.

di Diletta Nicastro

ROMA – Giovedì 23 aprile si è svolto presso i locali della Parrocchia di Sant’Eugenio a Roma l'incontro 'Genitori, figli e... social media' con la professoressa Stefania Garassini (docente di Digital Journalism presso l’Università Cattolica di Milano, tra i fondatori della fondazione Patti Digitali, giornalista), moderato da Chiara Cinti (referente di Patti Digitali per Roma). Il dibattito affrontava il delicato tema, sempre più attuale, dell’utilizzo degli smartphone da parte di bambini e pre-asolescenti. E non è forse solo un caso che questo appuntamento sia caduto proprio il 23 aprile, dal 1996 la Giornata Mondiale del Libro e del Diritto d’Autore, voluta e sostenuta dall’Unesco per promuovere la lettura.

Don Miquel Delgado (parroco della parrocchie di Sant'Eugenio)
con Stefania Garassini e Chiara Cinti al termine dell'incontro.

E, in effetti, è da un libro che si parte: Smartphone, 12 ragioni per NON regalarlo alla Prima Comunione e neanche alla Cresima (edito nel 2019 e riuscito nel 2026 con una versione aggiornata), scritto dalla Garassini e pubblicato da Edizioni Ares, e che ha l’obiettivo di far recuperare ai genitori il proprio ruolo autorevole.
Perché?
Perché, dati alla mano, è sempre più evidente che l’età in cui viene regalato un cellulare ad un minore si sta abbassando terribilmente, arrivando ad avere ormai un picco agli 11 anni (nel momento in cui si entra in prima media), mentre i sondaggi mostrano che il desiderio reale dei genitori sia quello che non venga donato prima dei 14. Da cosa deriva questo scarto tra dati reali e desiderata? I sondaggi mettono in evidenza varie dinamiche tra cui la pressione sociale, la pressione dei pari, l’insistenza dei minori. “In questi dati manca un attore: i genitori”, spiega la Garassini. “Se da una parte il genitore pensa che non si debba dare in mano ad un minore un proprio smartphone prima dei 14 anni, poi si cede. Si subisce la pressione sociale. Non si vuole prendere delle decisioni impopolari, nonostante si sia convinti che sarebbe un bene per i figli. I genitori devono riacquistare la consapevolezza del loro ruolo e ricordarsi che i minori debbono essere guidati”.


Il libro Smartphone, 12 ragioni per NON regalarlo alla Prima Comunione e neanche alla Cresima.
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Al riguardo la Garassini sottolinea un tema importantissimo, ovvero che per gestire il digitale (dai social all’AI) è necessario avere un bagaglio culturale. “E’ vero. Loro sono nati nella generazione digitale, ma questo non comporta  che siano tutti geni dell’informatica. A volte non sanno neppure come impostare una ricerca su Google. Il digitale deve essere inserito in un contesto più ampio. Noi non saremo nati con questa esperienza, ma da parte nostra abbiamo delle valige del nostro passato che hanno un valore e che ci aiutano a districarci. I bambini non le hanno. Io posso insegnare ad un bambino come bloccare qualcuno su Instagram e il bambino lo imparerebbe in pochi minuti. Quello che il bambino non sa è capire il perché o il quando si debba bloccare”.

Insomma. Sarebbe come dare una Ferrari ad un neopatentato. “La tecnologia non è neutra. Ogni strumento ha un’influenza su come ci organizziamo. Lo smartphone e i social in particolare alimentano problemi di attenzione e suscitano un controllo compulsivo, ben delineato dal neologismo FOMO (Fear of Missing Out), ovvero la paura di perdersi qualcosa. Ma non è solo questo. Con i social si riduce il proprio valore a NUMERI. Valgo in base alle interazioni che ho, ai likes che ricevono i miei post. Tutto sfrutta le vulnerabilità dei giovanissimi, in primis la ricerca di gratificazione, creando una dipendenza. I dati dimostrano, per esempio, che gli adolescenti passano in media più di 29 ore al mese solo su TikTok”.

Una dipendenza che ha delle conseguenze anche sulla salute, tanto che l’unione pediatri italiani ha parlato chiaro: non regalare uno smartphone ai ragazzi prima dei 13 anni. “Le conseguenze possono essere moltissime, dall’impatto negativo sul sonno e sull’attenzione, fino alla disregolazione emotiva e l’obesità. Al riguardo mi fa piacere citare una frase dello psicologo sociale Jonathan Haidt ‘Abbiamo protetto troppo i bambini dal mondo reale e li abbiamo lasciati soli in quello digitale’. La verità è che i bambini e i pre-adolescenti devono farsi male nel mondo fisico, per crescere, imparare, ed essere, viceversa, accompagnati in quello digitale”.


Tra i numerosi rischi legati all'utilizzo precoce dello smartphone ai giovanissimi
vi è quello di rubare loro l'infanzia. Tra i fenomeni legati a questa criticità
vi è quello chiamato 'Sephora Kids', in cui bambine di 8-10 anni
già vanno a caccia di prodotti per la cura della pelle
(che i pediatri hanno sottolineato essere anche pericolosi)

Ma come è possibile aiutare i pre-adolescenti a reggere all’impatto sociale che li vuole con un cellulare in mano fin dagli 11 anni? La risposta è semplice. Fare comunità. I genitori dovrebbero fare rete. Aiutarsi gli uni con gli altri. Chiedere alle scuole che vengano fatte delle regole condivise. Richiamare gli adulti sulle leggi già esistenti che proibiscono agli under 14 di usare i social (tra cui anche Whatsapp). Se un allenatore di calcio, per esempio, chiede di creare una chat per i membri di una squadra di bambini di 11 anni, gli si chiede di aprirla con i genitori. Se insiste, ricordare che abbiamo dalla nostra parte la legge”


Tra i rimedi possibili per contrastare l'utilizzo dello smartphone
vi è quello di dare ai ragazzini un 'dumb phone', utile solo per telefonare.

Tra i rischi sempre più impellenti vi è l’AI, utilizzata senza avere le armi per contrastarla. “Moltissimi adolescenti utilizzano ChatGPT come un amico a cui confidare le proprie paure o per chiedere consiglio su cosa indossare per andare ad una festa. Vogliamo davvero che nostro figlio diventi amico di una macchina? O che faccia i compiti utilizzando l’intelligenza artificiale? Anche su questo è fondamentale chiedere un confronto con la scuola e con gli altri genitori”.

La Garassini tiene a sottolineare, però, che lo Smartphone non è il demonio. Ma che i ragazzi devono essere guidati e aiutati, raggiunta l’età giusta. “Da una parte devono essere stilate delle regole, come per esempio niente Smartphone in camera da letto, dall’altra i genitori devono essere disponibili al dialogo, fare domande, cercare di capire perché quel gioco li entusiasma tanto, rassicurarli. Ricordiamoci sempre di quello che disse San Giovanni Bosco: ‘Vorrei che gli educatori cercassero di amare ciò che piace ai ragazzi. E allora i ragazzi ameranno ciò che piace agli educatori’…”.

La sfida è appena cominciata. L’AI sta dilagando. I ragazzi sono bombardati di video, foto, likes… ansia. I genitori devono ricordarsi che è vero che, come detto, i figli sono dei nativi digitali, ma che utilizzare questi dispositivi, financo con maggior dimestichezza dei genitori, non li rende di conseguenza più intelligenti. Anzi. E’ stato provato il contrario. Chi utilizza lo smartphone vede di media abbassarsi i voti a scuola e alle prove INVALSI.
Il rimedio? Beh… qui si torna al 23 aprile. Perché è stato altresì dimostrato che chi legge un libro vede aumentare la propria intelligenza, la propria padronanza di linguaggio, la propria creatività. E allora non è forse solo un caso che questo incontro si è svolto proprio in questa giornata…

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