Il piccolo Lord
di Frances H. Burnett
Dati tecnici:
Titolo originale: Lille Lord Fauntleroy
Traduzione: Mariangela Caronni
Casa Editrice: Fratelli Fabbri Editori
Collana: I Grandi Libri Fratelli Fabbri – Collezione per
ragazzi n. VIII
Pagine: 126
Anno: 1885-1886 (in Italia dal 1887– la mia edizione è del 1953)
Genere: romanzo di formazione per giovani lettori
Trama:
Fine Ottocento. New
York – Inghilterra.
Cedric Errol, 7 anni, vive a New York insieme alla
madre. I due conducono una vita modesta ma dignitosa. Il padre, il Capitano
inglese Cedric Errol senior, è morto e il figlio ne ha solo una vaga memoria.
Non sa nulla del suo passato, se non il grande amore che lo legava a
‘Carissima’, la mamma.
Cedric passa le giornate nel suo quartiere,
chiacchierando con Mister Hobbs, il droghiere, con Dick, il lustra scarpe, e la
signora delle mele. E’ amato per il suo buon cuore e per la sua capacità di
mettersi sempre nei panni dell’altro.
Improvvisamente tutto cambia. Un avvocato giunto da
oltremare gli comunica che lui è l’erede del Conte di Dorincourt e che deve
andare in Inghilterra dal nonno, malato di gotta, per imparare a diventare un
aristocratico…
Cedric si trova presto nel magnificente castello di
Dorincourt dove però non può mettere piede la sua adorata mamma, che viene
ospitata presso la Court Lodge.
Tra pony trotterellanti, villaggi maleodoranti e
fittavoli non paganti, il vecchio, arido conte inizia ad aprire il suo cuore,
ma un tremendo colpo di scena attende dietro l’angolo e…
Commento:
Il
piccolo lord è uno dei libri
più famosi di Frances H. Burnett (o forse il
più famoso) ed è una lettura che ha incantato generazioni di giovani lettori
fin dalla sua uscita nel 1885-1886 (inizialmente fu pubblicato a puntate sul St. Nicholas Magazine – il mensile per
molti anni diretto da Mary Mapes Dodge). Amo questa scrittrice in maniera
viscerale (il primo libro che ho letto nella mia vita è stato Il giardino segreto e da allora non
posso vivere senza un libro sul comodino…) ed ho già recensito vari suoi
titoli, dalla fiaba La terra del FioreAzzurro ai romanzi per adulti L’imprevedibiledestino di Emily Fox-Seton e La vitainusuale di T. Tembarom.
Ho ripreso in mano Il piccolo Lord dopo tanti anni, e la sua bellezza è rimasta
immutata nel tempo, trascinandomi in un mondo lontano, ma così reale e moderno
al tempo stesso…
Il
Capitano Errol
Quello che mi ha colpito di più è stato
l’approfondimento sul Capitano Errol, il padre del Piccolo Lord. Fino a questo
momento per me era solo un’ombra, un po’ come lo era per il piccolo Cedric. Un
genitore amato, ma la cui esistenza si perde nel mito. Un uomo buono e molto
legato a “Carissima”, diseredato dal padre a causa del matrimonio con una donna
americana di un livello sociale troppo basso per essere accolta a Dorincourt.
Nelle prime pagine del romanzo scopro che Cedric
Errol era il figlio prediletto del Conte, l’unico verso il quale provava stima
e amore. Era il terzogenito, quindi non poteva ambire a nessun titolo. Come
tanti figli cadetti della sua epoca, Cedric Errol scelse la carriera militare e
divenne Capitano della Marina britannica. Andò in America allontanato proprio
dal padre, che tanto lo stimava, perché il Conte soffriva ogni volta che lo
vedeva, costretto a metterlo a confronto con i primi suoi figli, dissoluti e
volgari.
Quando il Conte, però, scrisse al figlio pregandolo
di tornare, la sua missiva si incrociò con quella del figlio che gli comunicava
di aver conosciuto un’orfana newyorkese, di buon cuore e bellissima, che aveva
intenzione di sposare. Il Conte si adirò talmente per questa scelta
inappropriata, da ripudiare il figlio ed invitarlo a non presentarsi mai più
alla sua casa.
Cedric amava terribilmente il padre e la tenuta di
Dorincourt, ma si adattò al volere del padre. Lasciò l’esercito e si rimboccò
le maniche, trovando un lavoro dignitoso.
La sua vita fu gaia e serena, fino a quando non si
ammalò e morì.
Fisicamente assomigliava molto al Piccolo Lord e
portava dei lunghi baffi biondi.
Una figura vigorosa e coraggiosa, dal fortissimo
spessore, che buca nonostante le vengano dedicate appena un paio di pagine, ma
la cui ombra si allunga per tutto il romanzo con i ricordi che risvegliano
lentamente il cuore del burbero nonno, perché Ceddie è così simile all’amato
figlio…
I
valori di Cedric
Il messaggio principale del romanzo è riassunto in
questo breve brano: “Sembrava una cosa di
poca importanza, eppure il segreto del suo fascino era tutto lì. Non sapeva
nulla di conti e di castelli, e ignorava il valore del denaro. Era semplice ed
affettuoso, e ciò equivaleva a tutte le più grandi ricchezze” (pag. 125).
E’ questo raggio di luce che scioglie il cuore del
Conte, indurito da una vita egoista e priva di amore. E’ questo animo “fiducioso” verso gli altri, sempre
pronto a preoccuparsi di chi è in difficoltà, a conquistare il cuore dei
lettori.
E riguardo a questo, devo dire che il brano che mi
ha colpito di più si trova al principio del romanzo, quando Cedric è ancora a
New York e viene osservato da lontano dall’avvocato Havisham mentre prende
parte ad una gara di corsa. Cedric vince grazie alle sue gambe robuste e ai
suoi allegri sforzi. Ma dopo la vittoria il suo primo intento fu quello di
alleviare la sconfitta del rivale, Billy Williams. “Vedi, ho vinto perché le mie gambe sono un pochino più lunghe delle
tue. Scommetto che è proprio così. Inoltre sono nato tre giorni prima di te, e
questo è un vantaggio” (pag. 19).
Con queste parole l’animo di Billy si risolleva e
vive gioioso anche la sconfitta.
Un animo buono, che si occupa degli altri. Sempre.
Meraviglioso.
Le
differenze con il film
Tutti conoscono il film tratto dal romanzo diretto
da Jack Gold nel 1980, con Alec Guinness, Ricky Schroder, Eric Porter e Connie
Booth, divenuto ormai un classico natalizio televisivo.
La sceneggiatura curata da Blanche Hanalis è molto
accurata e si adatta molto bene al testo della Burnett, anche se ci sono delle
piccole differenze che risaltano all’occhio.
In primo luogo il personaggio di Dick, il
lustrascarpe. Nel film è un uomo adulto, mentre nel romanzo è un ragazzino più
grande di Cedric solo di qualche anno.
Parlando di Dick, bisogna sottolineare che nel
romanzo il signor Hobbs diventa amico di Dick solo dopo la partenza per
l’Inghilterra degli Errol. In principio Dick va a trovare il signor Hobbs
perché si sente solo senza Cedric, poi i due si affiatano sempre di più, tanto
da diventare inseparabili nel leggere i giornali che riportano notizie da
Darincourt e nello studiare poi una strategia per aiutare Cedric. Entrambi,
poi, resteranno a Londra dopo la loro visita al Conte.
Un altro importante cambiamento è l’aggiunta di una
scena assente nel romanzo, ovvero quando il Conte e la madre di Cedric si
incontrano lungo la strada (il conte in carrozza e la signora Errol a piedi) e
si mandano frecciate parlando attraverso il cocchiere. Questa scena nel libro
non esiste. Al contrario, il mutamento del Conte avviene molto gradualmente e
diventa dirompente dopo l’incontro con la volgare Minna.
E per finire… il Natale! Nel film l’ultima scena si
svolge durante le festività natalizie, nel romanzo, viceversa, si festeggia il
compleanno di Cedric, tornato finalmente il piccolo Fauntleroy!
#Spoiler
– Il futuro del bimbo impostore
Ma tra tutte le differenze con il film, ce ne è una
che mi ha colpito più delle altre: il destino che l’autrice ha donato a Tom, il
bimbo ‘impostore’.
Tom è il figlio di Minna e Ben (il fratello di
Dick). E’ un bambino spaesato trascinato dalla madre in questo inganno, ma
desideroso solo di una vita regolare. Dopo essere stato lasciato in un orfanotrofio
quando Minna lo aveva portato con sé in Inghilterra, la madre era andata a
riprenderselo e il piccolo ben poco capiva di quello che stava accadendo.
Ben non solo svelerà l’inganno perpetrato dalla ex
moglie, ma prenderà Tom sotto la sua ala paterna e se lo porterà in America. Ma
il Conte di Dorincourt ormai ha il cuore colmo di amore e non dimenticherà né
Ben né Tom, e provvederà a loro, acquistando una fattoria che Ben guiderà con
saggezza e nella quale Tom crescerà forte e sano.
Mi sembra un finale dolcissimo e perfetto per questo
bambino che ha vissuto un’infanzia scombussolata senza nessuna colpa…
Complessivamente si tratta di un libro molto bello,
che insegna quello che conta davvero nella vita, che guida i ragazzi verso i
valori reali e non verso le mode effimere del qui e ora, che fa riflettere oggi
ancora più di ieri sull’importanza di amare e donare se stessi.
Consigliato a tutti i bambini di oggi. E anche a chi
ha molti, molti anni di più…
Letto: 18 febbraio – 10 marzo 2026
Voto: 10 al libro, 10 a Frances H. Burnett per la sua arte meravigliosa, 10 al film che ha saputo mantenere lo spirito del romanzo seguendolo quasi pedissequamente, 10 alle illustrazioni di Maraja.
Stelle mozzafiato: *****
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