venerdì 5 giugno 2026

#LibriClassici 'Il piccolo Lord', capolavoro di Frances H. Burnett che incanta giovani e meno giovani da 140 anni...

Il piccolo Lord

di Frances H. Burnett

Dati tecnici:
Titolo originale: Lille Lord Fauntleroy
Traduzione: Mariangela Caronni
Casa Editrice: Fratelli Fabbri Editori
Collana: I Grandi Libri Fratelli Fabbri – Collezione per ragazzi n. VIII
Pagine: 126
Anno: 1885-1886 (in Italia dal 1887– la mia edizione è del 1953)
Genere: romanzo di formazione per giovani lettori


Trama: Fine Ottocento. New York – Inghilterra.
Cedric Errol, 7 anni, vive a New York insieme alla madre. I due conducono una vita modesta ma dignitosa. Il padre, il Capitano inglese Cedric Errol senior, è morto e il figlio ne ha solo una vaga memoria. Non sa nulla del suo passato, se non il grande amore che lo legava a ‘Carissima’, la mamma.
Cedric passa le giornate nel suo quartiere, chiacchierando con Mister Hobbs, il droghiere, con Dick, il lustra scarpe, e la signora delle mele. E’ amato per il suo buon cuore e per la sua capacità di mettersi sempre nei panni dell’altro.
Improvvisamente tutto cambia. Un avvocato giunto da oltremare gli comunica che lui è l’erede del Conte di Dorincourt e che deve andare in Inghilterra dal nonno, malato di gotta, per imparare a diventare un aristocratico…
Cedric si trova presto nel magnificente castello di Dorincourt dove però non può mettere piede la sua adorata mamma, che viene ospitata presso la Court Lodge.
Tra pony trotterellanti, villaggi maleodoranti e fittavoli non paganti, il vecchio, arido conte inizia ad aprire il suo cuore, ma un tremendo colpo di scena attende dietro l’angolo e…

Commento: Il piccolo lord è uno dei libri più famosi di Frances H. Burnett (o forse il più famoso) ed è una lettura che ha incantato generazioni di giovani lettori fin dalla sua uscita nel 1885-1886 (inizialmente fu pubblicato a puntate sul St. Nicholas Magazine – il mensile per molti anni diretto da Mary Mapes Dodge). Amo questa scrittrice in maniera viscerale (il primo libro che ho letto nella mia vita è stato Il giardino segreto e da allora non posso vivere senza un libro sul comodino…) ed ho già recensito vari suoi titoli, dalla fiaba La terra del FioreAzzurro ai romanzi per adulti L’imprevedibiledestino di Emily Fox-Seton e La vitainusuale di T. Tembarom.
Ho ripreso in mano Il piccolo Lord dopo tanti anni, e la sua bellezza è rimasta immutata nel tempo, trascinandomi in un mondo lontano, ma così reale e moderno al tempo stesso…


Ceddie nella drogheria di Mister Hobbs in una delle meravigliose illustrazioni di Maraja

Il Capitano Errol
Quello che mi ha colpito di più è stato l’approfondimento sul Capitano Errol, il padre del Piccolo Lord. Fino a questo momento per me era solo un’ombra, un po’ come lo era per il piccolo Cedric. Un genitore amato, ma la cui esistenza si perde nel mito. Un uomo buono e molto legato a “Carissima”, diseredato dal padre a causa del matrimonio con una donna americana di un livello sociale troppo basso per essere accolta a Dorincourt.
Nelle prime pagine del romanzo scopro che Cedric Errol era il figlio prediletto del Conte, l’unico verso il quale provava stima e amore. Era il terzogenito, quindi non poteva ambire a nessun titolo. Come tanti figli cadetti della sua epoca, Cedric Errol scelse la carriera militare e divenne Capitano della Marina britannica. Andò in America allontanato proprio dal padre, che tanto lo stimava, perché il Conte soffriva ogni volta che lo vedeva, costretto a metterlo a confronto con i primi suoi figli, dissoluti e volgari.
Quando il Conte, però, scrisse al figlio pregandolo di tornare, la sua missiva si incrociò con quella del figlio che gli comunicava di aver conosciuto un’orfana newyorkese, di buon cuore e bellissima, che aveva intenzione di sposare. Il Conte si adirò talmente per questa scelta inappropriata, da ripudiare il figlio ed invitarlo a non presentarsi mai più alla sua casa.
Cedric amava terribilmente il padre e la tenuta di Dorincourt, ma si adattò al volere del padre. Lasciò l’esercito e si rimboccò le maniche, trovando un lavoro dignitoso.
La sua vita fu gaia e serena, fino a quando non si ammalò e morì.
Fisicamente assomigliava molto al Piccolo Lord e portava dei lunghi baffi biondi.
Una figura vigorosa e coraggiosa, dal fortissimo spessore, che buca nonostante le vengano dedicate appena un paio di pagine, ma la cui ombra si allunga per tutto il romanzo con i ricordi che risvegliano lentamente il cuore del burbero nonno, perché Ceddie è così simile all’amato figlio…

I valori di Cedric
Il messaggio principale del romanzo è riassunto in questo breve brano: “Sembrava una cosa di poca importanza, eppure il segreto del suo fascino era tutto lì. Non sapeva nulla di conti e di castelli, e ignorava il valore del denaro. Era semplice ed affettuoso, e ciò equivaleva a tutte le più grandi ricchezze” (pag. 125).
E’ questo raggio di luce che scioglie il cuore del Conte, indurito da una vita egoista e priva di amore. E’ questo animo “fiducioso” verso gli altri, sempre pronto a preoccuparsi di chi è in difficoltà, a conquistare il cuore dei lettori.
E riguardo a questo, devo dire che il brano che mi ha colpito di più si trova al principio del romanzo, quando Cedric è ancora a New York e viene osservato da lontano dall’avvocato Havisham mentre prende parte ad una gara di corsa. Cedric vince grazie alle sue gambe robuste e ai suoi allegri sforzi. Ma dopo la vittoria il suo primo intento fu quello di alleviare la sconfitta del rivale, Billy Williams. “Vedi, ho vinto perché le mie gambe sono un pochino più lunghe delle tue. Scommetto che è proprio così. Inoltre sono nato tre giorni prima di te, e questo è un vantaggio” (pag. 19).
Con queste parole l’animo di Billy si risolleva e vive gioioso anche la sconfitta.
Un animo buono, che si occupa degli altri. Sempre.
Meraviglioso. 

Le differenze con il film
Tutti conoscono il film tratto dal romanzo diretto da Jack Gold nel 1980, con Alec Guinness, Ricky Schroder, Eric Porter e Connie Booth, divenuto ormai un classico natalizio televisivo.
La sceneggiatura curata da Blanche Hanalis è molto accurata e si adatta molto bene al testo della Burnett, anche se ci sono delle piccole differenze che risaltano all’occhio.
In primo luogo il personaggio di Dick, il lustrascarpe. Nel film è un uomo adulto, mentre nel romanzo è un ragazzino più grande di Cedric solo di qualche anno.
Parlando di Dick, bisogna sottolineare che nel romanzo il signor Hobbs diventa amico di Dick solo dopo la partenza per l’Inghilterra degli Errol. In principio Dick va a trovare il signor Hobbs perché si sente solo senza Cedric, poi i due si affiatano sempre di più, tanto da diventare inseparabili nel leggere i giornali che riportano notizie da Darincourt e nello studiare poi una strategia per aiutare Cedric. Entrambi, poi, resteranno a Londra dopo la loro visita al Conte.
Un altro importante cambiamento è l’aggiunta di una scena assente nel romanzo, ovvero quando il Conte e la madre di Cedric si incontrano lungo la strada (il conte in carrozza e la signora Errol a piedi) e si mandano frecciate parlando attraverso il cocchiere. Questa scena nel libro non esiste. Al contrario, il mutamento del Conte avviene molto gradualmente e diventa dirompente dopo l’incontro con la volgare Minna.
E per finire… il Natale! Nel film l’ultima scena si svolge durante le festività natalizie, nel romanzo, viceversa, si festeggia il compleanno di Cedric, tornato finalmente il piccolo Fauntleroy! 



Mister Hobbs e Dick nel film e nel romanzo

#Spoiler – Il futuro del bimbo impostore
Ma tra tutte le differenze con il film, ce ne è una che mi ha colpito più delle altre: il destino che l’autrice ha donato a Tom, il bimbo ‘impostore’.
Tom è il figlio di Minna e Ben (il fratello di Dick). E’ un bambino spaesato trascinato dalla madre in questo inganno, ma desideroso solo di una vita regolare. Dopo essere stato lasciato in un orfanotrofio quando Minna lo aveva portato con sé in Inghilterra, la madre era andata a riprenderselo e il piccolo ben poco capiva di quello che stava accadendo.
Ben non solo svelerà l’inganno perpetrato dalla ex moglie, ma prenderà Tom sotto la sua ala paterna e se lo porterà in America. Ma il Conte di Dorincourt ormai ha il cuore colmo di amore e non dimenticherà né Ben né Tom, e provvederà a loro, acquistando una fattoria che Ben guiderà con saggezza e nella quale Tom crescerà forte e sano.
Mi sembra un finale dolcissimo e perfetto per questo bambino che ha vissuto un’infanzia scombussolata senza nessuna colpa… 


Minna presenta Tom al conte

Complessivamente si tratta di un libro molto bello, che insegna quello che conta davvero nella vita, che guida i ragazzi verso i valori reali e non verso le mode effimere del qui e ora, che fa riflettere oggi ancora più di ieri sull’importanza di amare e donare se stessi.
Consigliato a tutti i bambini di oggi. E anche a chi ha molti, molti anni di più… 

Letto: 18 febbraio – 10 marzo 2026

Voto: 10 al libro, 10 a Frances H. Burnett per la sua arte meravigliosa, 10 al film che ha saputo mantenere lo spirito del romanzo seguendolo quasi pedissequamente, 10 alle illustrazioni di Maraja.

Stelle mozzafiato: *****

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