giovedì 16 luglio 2026

#LibriRagazzi 'Volevo solo dipingere i girasoli' (2024) di Fabrizio Altieri, romanzo triste tra anacronismi, imprecisioni e poca documentazione sulla Shoah

Volevo solo dipingere i girasoli

di Fabrizio Altieri

Dati tecnici:
Casa Editrice: BUR Ragazzi
Pagine: 175
Anno: 2024 (la mia è una ristampa del 2025)
Genere: romanzo per ragazzi (?)


Trama:
Italia Centrale. Autunno 1944.
Agostino e Stefano sono due amici. Il primo figlio di un partigiano, il secondo del capostazione fascista.
Giocano sempre insieme, nonostante le differenze dei genitori, un tempo amici per la pelle.
Un giorno la loro quotidianità viene sconvolta dall’incontro con Erica, una ragazzina ebrea che ama dipingere. Decisi a non farla trovare dai nazisti, i due la nascondono in un capanno nel cuore del bosco, le portano da mangiare e le procurano quello di cui ha bisogno (soprattutto tele e colori).
Ma la guerra avanza. Gli equilibri si sfaldano.
Aldo, il padre di Agostino, è chiamato ad uccidere Sergio, il padre di Stefano. E, nonostante l’antica amicizia, scende dai monti per eseguire l’ordine dei partigiani.
Erica, intanto, sogna di dipingere i girasoli…
Tra ordini nella notte, scoperte dolorose e scontri a fuoco da ambo le parti, la guerra presenta il conto da pagare e…
Commento: Volevo solo dipingere i girasoli è il quarto libro assegnato a mio figlio come lettura scolastica dopo Per questo mi chiamo Giovanni, Siate rompiscatole! e La storia di Ulisse e Argo. Si tratta di un libro estremamente vittima del politically correct (ma poteva essere il contrario visto il tema trattato?), con gravi imprecisioni storiche e poco spessore dei personaggi. Ma procediamo con ordine.

#Spoiler – Auschwitz
Sul finire del libro Erica e l’anziano Vinicio vengono catturati dai nazisti e inviati al campo di concentramento di Auschwitz. Nel testo è scritto “ci hanno portato prima al campo di Fossoli, poi a Birkenau, in Polonia. Quando siamo arrivati, i più vecchi li hanno messi in una fila. Dicevano che li avrebbero mandati a fare lavori più leggeri. Invece li uccidevano tutti subito, si è saputo dopo…”. (pag. 173)
Questo finale è tristemente colmo di imprecisioni storiche, che decontestualizza la Shoah e parla solo per luoghi comuni, senza raccontare nel profondo cosa stava accadendo.
Il primo elemento fondamentale riguardo al testo è il tempo. La vicenda si svolge in autunno inoltrato del 1944. La Germania stava per crollare. Gli alleati avanzavano. L’esercito russo otteneva vittorie su vittorie sul fronte orientale. E’ questo il contesto storico. E’ questo che stiamo vivendo.
Il campo di concentramento di Fossoli, all’epoca, non funzionava più, avendo i tedeschi trasferito più a nord il loro campo di scambio a Bolzano-Gries. E, ancor di più, gli ultimi convogli che sono andati verso Auschwitz furono dei convogli T, ovvero partiti da Trieste che raccoglievano prigionieri provenienti dalla Risiera di San Sabba (prigionieri che erano di quella zona geografica). E che comunque partirono ai primissimi di novembre del 1944 (quindi fuori tempo massimo rispetto alla storia narrata nel romanzo) e di cui l’ultimo non si sa neppure se sia arrivato a destinazione.
Ma anche se volessimo dire che Erica e Vinicio erano andati con uno di questi treni T, la loro vita in Polonia sarebbe stata ben diversa. Le camera a gas erano stare interrotte e lì si sarebbero trovati nel caos che stavano vivendo i tedeschi, che, infine, prelevarono i prigionieri (ad eccezione di quelli che non potevano muoversi) e li costrinsero nelle drammaticamente note ‘marce della morte’ (trasferimento verso altri luoghi in condizioni disumane, tra freddo, poca alimentazione e fatica). Quando il 27 gennaio 1945 arrivarono i russi a Auschwitz, il campo era stato ormai abbandonato dai tedeschi, con i padiglioni delle camere a gas già fatti saltare in aria.
Questo avrebbero dovuto raccontarci (ricordando sempre che però Erica e Vinicio tecnicamente molto difficilmente sarebbero potuti arrivare in questo campo di concentramento vista la cronologia dei fatti).
Le storie, ancor più quelle per ragazzi, meritano un profondo rigore storico e filologico, perché la Storia deve insegnarci a non dimenticare, non ad aggiustare la memoria come è più semplice da narrare o con la costruzione di un immaginario diverso da quello che è realmente…


Le marce della morte

#Spiccioli d'arte - La Notte Stellata di Van Gogh
Le imprecisioni non finiscono qui.
Uno dei temi centrali del romanzo è il dipinto La notte stellata di Van Gogh, tanto che il libro non ha dedica ma usa questa frase del pittore come ‘incipit’: “Non so nulla con certezza, ma la vista delle stelle mi fa sognare”.
E’ vero, il quadro fu dipinto da Van Gogh nel 1889 MA questo quadro ebbe vita assai complicata e divenne globalmente noto solo DOPO la Seconda Guerra Mondiale.
Esso infatti era praticamente sconosciuto fino al 1941, anno in cui fu acquistato ed esposto dal Museum of Modern Art di New York.
Nei cataloghi, prima di questa data, è impossibile che potesse essere presente, perché non lo si conosceva (l’unica opera italiana che ho scovato che parlava di Van Gogh tra il 1942 e il 1944 è una brossura del 1942 intitolata Disegni di Van Gogh pubblicata da Hoepli in 1500 esemplari numerati in bianco e nero – e che comunque parla di disegni non di dipinti). Figuriamoci cosa ne poteva sapere una ragazzina ebrea dell’Italia centrale nel 1944.
Anche qui, si tratta di un errore cronologico grave, che mette nei personaggi dell’epoca conoscenze moderne, sviluppando un effetto di decontestualizzazione dell’immaginario, trasportando all’epoca narrata idee e pensieri della nostra epoca.


Chi è il vero cattivo della storia?
Nel corso dell’intera narrazione, l’autore ripete incessantemente che Aldo è il buono della storia, colui che ha scelto la parte giusta, nobile e pronto al sacrificio. Sergio, viceversa, viene descritto come un vile, uno smidollato, che si unisce ai fascisti per convenienza.
Ma è realmente così? Se si avvolge il nastro e lo si depura delle parole che vogliono indirizzare l’opinione del lettore, cosa si trova?
Da una parte abbiamo Aldo che uccide a sangue freddo un giovane soldato tedesco (aveva circa 18 anni) aggredendolo alle spalle. Abbiamo Aldo che scende dai monti per eliminare il suo amico d’infanzia Sergio, perché gli era stato ordinato, e che ordina a sua volta al giovane Roberto di completare l’opera, qualora lui avesse avuto dei problemi. Abbiamo Aldo che non uccide il suo vecchio amico solo perché lo sorprende Stefano.
Dall’altra abbiamo il mite Sergio, che, quando Aldo viene arrestato dai fascisti, non esita a recarsi in loco per cercare di farlo uscire dalla prigionia. E, una volta compreso che Aldo è condannato a morte, gli resta accanto fino all’ultimo respiro. Non solo, gli chiede anche scusa per un evento accaduto venti anni prima (mentre Aldo non si abbassa a chiedere scusa perché stava per ucciderlo a sangue freddo).
Secondo la tecnica dello show, don’t tell (che dovrebbe essere fondamentale in uno scritto perché l’opinione non dovrebbe essere indotta dal narratore, ma dal comportamento dei personaggi), chi è il vero cattivo della storia?
La verità è che in contesti così drammatici non esiste realmente un divisorio tra buoni e cattivi. Ci sono esseri umani che vivono il loro presente, trascinati da eventi più grandi di loro. La guerra è il vero mostro che tutto mangia e tutto risucchia. 
Si sarebbe potuto approfondire questo aspetto. Mostrare che non esiste, perché non può esistere, una linea di demarcazione tra buoni e cattivi, perché il Bene e il Male è in ambo i lati. E ci si sarebbe potuti addentrare nello spiegare meglio l’animo umano, le sue contraddizioni e i suoi piccoli eroismi.
Si è scelto, viceversa, di forzare la narrazione solo verso un unico binario, rendendo la storia molto più piatta di quanto sarebbe potuta essere, sostituendo la complessità umana con cliché senza spessore.



Complessivamente si tratta di un libro impreciso, che tenta di addomesticare la trama in base al desiderio dello scrittore. E questo si comprende dal fatto che, pur essendo un romanzo profondamente triste, in definitiva non commuove…
Libro figlio dell’ideologia e non della Storia, e questo si sente. Assolutamente NON consigliato.

Il commento di mio figlio Emanuele (attenzione spoiler):
“Questo libro non mi è piaciuto molto per vari motivi.
I personaggi non avevano caratteristiche ed erano tutti uguali, non riesci a distinguerli, c’è poco approfondimento su di loro.
Questo libro ha un finale molto brutto (che non dico), è molto triste.
Il personaggio che mi è piaciuto di più è Erica per la sua passione per la pittura e per la sua voglia di conoscere tutto.
La scena che mi è piaciuta di meno è stata l’ultima, poi capirete quando la leggerete.
Il mio voto è 5 al libro, 7 a Erica e 3 ai fatti storici (sbagliati tutti con le date)”.

Letto: 5 maggio – 15 giugno 2026

Voto: 3 al romanzo, 2 a Fabrizio Altieri per le troppe, gravi imprecisioni, 4 a chi non fa i giusti approfondimenti e pubblica questi testi imprecisi ai ragazzi…

Stelle mozzafiato: *

Recensioni in arrivo: 
Racconti di Natale di Diane Gaston, Laura Martin, Helen Dickson
L’incanto di un fiocco di neve di M. Scott Peck
Madrigali per Gimmi di Maria Silvi
I ragazzi di Villa Borghese di Giovanni Mosca
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In lettura:
Il manoscritto MS 408 di Thierry Maugenest
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