venerdì 3 luglio 2026

#LibriVintage 'Mabel tra gli Esquimesi' (1951) di Ginevra Pelizzari, un libro duro e profondo, in cui si sente il freddo, la fame, la paura. La Fede.

Mabel tra gli Esquimesi

di Ginevra Pelizzari

Dati tecnici:
Casa Editrice: Fratelli Fabbri Editori
Collana: I Grandi Libri Fratelli Fabbri – Collezione per ragazzi n. 4
Pagine: 155
Anno: 1951 
Genere: romanzo di formazione per ragazzi


Trama: Prima metà del Novecento. Canada.
Una tremenda tempesta fa affondare la baleniera Santa Maria nella baia di Hudson. Tutto l’equipaggio va disperso. Si salva solo la piccola Mabel Neri, figlia del capitano della baleniera, che viene accolta da una tribù di esquimesi.
La piccola, dopo un inizio molto difficile e grazie all’aiuto del missionario Padre Alfonso, inizia a provare affetto profondo verso i suoi nuovi amici, in special modo verso il coetaneo Icoluki, forte e coraggioso, figlio del gran capo Isumatak. Tra scontri di cultura e caccie smodate, arriva infine l’inverno, portando con sé vento, freddo e… carestia.
E proprio durante questo periodo di fame e difficoltà che Mabel comprende profondamente questo popolo così diverso dal suo e smette di giudicare le loro tradizioni e ad apprezzare la loro generosità.
Mentre le giornate diventano sempre più fredde e difficili, un nemico oscuro si cela nell’ombra e…

Il giovane Icoluki passeggia sulla spiaggia e trova Mabel

Commento: Mabel tra gli esquimesi è scritto dall’italiana Ginevra Pelizzari e fa parte della collana I Grandi Libri Fratelli Fabbri – Collezione per ragazzi, che raccoglieva titoli quali Il piccolo Lord di Frances H. Burnett, Pattini d’argento di Mary Mapes Dodge e Il principe e il povero di Mark Twain. All’interno è possibile ammirare 8 splendide tavole di Giuseppe Bartoli, il numero uno delle illustrazioni della Fabbri negli Anni Cinquanta. Il successo fu straordinario all’epoca, tanto che nel 1961 ne fu stampata un’altra edizione. Oggi invece questo romanzo è praticamente dimenticato, come accade per la sua autrice…


Chi è Ginevra Pelizzari?
Già… trovare informazioni su Ginevra Pelizzari è praticamente impossibile.
Tra il 1949 e il 1965 ha scritto altri romanzi molto interessanti e amati (dall’ormai dimenticato La bella principessa Fatù a Congiura contro il Faraone, da Il segreto di Irene Bell, fino a I tre piccoli schiavi) oltre a libri didattici sul mondo animale o vegetale (Una storia di api, Storia di un cane e di un gattino, Pitto topino generoso). Fu anche traduttrice, tanto che la sua versione di Capitani coraggiosi di Kipling fu riedita fino alla fine degli Anni Ottanta. Si occupò anche di una riduzione de I Miserabili che fu intitolata Cosetta.
Per il resto, la sua figura è caduta nell’oblio. Impossibile recuperare informazioni su di lei. Non si riesce neppure a sapere quando e dove fosse nata.
L’unica informazione che sono riuscita a  recuperare è che forse nei primi Anni Duemila la Pro Loco di Lerma (Al) organizzò un concorso letterario per i ragazzi delle scuole elementari e medie di Lerma, Casaleggio, Mornese e Tagliolo dal titolo ‘L’isola che non c’è’ e che una sezione di questo concorso fu dedicato proprio alla Pelizzari. Tuttavia, interrogata la Pro Loco, oggigiorno non sanno o ricordano nulla di questo concorso e, sfortunatamente, chi lo aveva organizzato, l’allora Presidente Claudia Zanetti, è venuta a mancare nel 2010…


Una location forte e potente 
Ho letto che l’ispirazione sia forse venuta a Ginevra Pelizzari dal romanzo breve Le avventure di Padre Crespel nel Labrador di Emilio Salgari. Non so se sia vero, ma sicuramente la location estrema e l’importanza di un missionario per salvare la comunità si trovano in entrambe le storie.
In effetti la location è estremamente interessante e ricca di atmosfere evocative. I dati certi sono che la baleniera del capitano Neri affonda nella baia di Hudson e che gli esquimesi, per il loro commercio si recano a sud, a Fort Churchill (luogo remoto raggiungibile solo via treno o via aereo e abitato oggi solo da un migliaio di persone).
Il resto del racconto si svolge ancora più a nord, tra boschi, neve e vento.
Le descrizioni sono magnifiche e quasi… dolorose. Si sente il freddo, la notte, le intemperie, la mancanza del sole…


Libro quasi didattico – Gli Esquimesi e le loro tradizioni
Nel suo complesso il libro ha un forte carattere didattico, tanto da farmi pensare che Ginevra Pelizzari fosse una maestra. Il narratore della storia, infatti, in più di un’occasione si rivolge al giovane lettore per spiegare le differenze tra la situazione italiana e la cultura esquimese, spingendo chi legge ad approfondire i vari temi legati a questa popolazione.
Ed è così che vengono spiegate le divinità degli esquimesi (tra tutti la ‘crudele’ Sedna), i metodi di pesca, la costruzione degli igloo, gli animali cacciati.
Su quest’ultimo punto ho trovato molto interessante l’approfondimento sui Caribù (rangifer tarandus caribou, dal 1802), specie di cervide, detta anche renna dei boschi, che vive nell’America del Nord; ha forme più robuste e corna più brevi ma più pesanti della renna delle tundre asiatico-europee.



Politically scorrect – Dalla profonda religiosità di Padre Alfonso alla caccia
A 75 anni di distanza da quando è stato scritto, il libro risente sicuramente della revisione che il politically correct sta portando avanti nei confronti della letteratura (autori come Enid Blyton, Mark Twain, Roald Dahl e Margaret Mitchell ne sono rimasti vittime!).
Ci sono almeno tre temi che la visione moderna della letteratura vuole mettere a tacere.
1) la profonda religiosità che attraversa tutto il testo. La figura di Padre Alfonso è una guida spirituale importante non solo per la piccola Mabel, ma anche per la tribù degli esquimesi, che abbandona le sue divinità per abbracciare il Cristianesimo (questo tema è cruciale per lo snodo finale della storia). Oggigiorno questo profondo cattolicesimo e la relativa evangelizzazione, tuttavia, non sono visti di buon occhio. Al contrario. 
2) Le differenze tra gli occidentali e gli esquimesi sono messe molto in evidenza, con Mabel che spesso si sente ‘superiore’ rispetto ai suoi nuovi amici, che vengono visti, a volte, come ‘barbari’. Questa è una visione non completa del libro (perché il finale fa aprire gli occhi di Mabel), ma potrebbe dar molto fastidio ai lettori moderni (che spesso si fermano alla superficie del testo, senza andare a fondo alle parole). Il messaggio reale è: gli Esquimesi sono diversi da noi, potremmo non capirli a volte, ma questo è perché non ne conosciamo la cultura e le difficoltà in cui vivono.
3) La caccia. Gli Esquimesi vivono di caccia (costruendo anche trappole assai astute), non solo per mangiare ma anche per raccogliere pellicce da vendere al mercato delle grandi città e ricavare denaro per acquistare beni alimentari che loro non possono procurarsi. Lo stesso Padre Alfonso partecipa a queste battute di caccia generali, sotto lo sguardo inorridito di Mabel. Ed è lo stesso Padre Alfonso che le spiega che senza la caccia gli Esquimesi morirebbero. E Mabel lo scoprirà fin troppo bene quando arriverà l’inverno… Ma la sua lotta alla caccia creerà non pochi problemi agli uomini di Isumatak, perché li metterà contro una tribù di indiani che è stata privata del suo cibo proprio dalla stessa Mabel che, presupponente, liberò gli animali intrappolati da Occhio di Fuoco.


Stremata dal freddo Mabel invoca l'aiuto del Signore

Complessivamente si tratta di un libro duro, profondo, a volte anche triste, che spinge i ragazzi a capire da una parte la loro fortuna e dall’altra la varietà del mondo e del genere umano. Si sente il freddo, la fame, la paura. La Fede.
Un libro estremamente particolare.

Letto: 29 marzo – 15 aprile 2026

Voto: 7½ al romanzo, 8 a Ginevra Pelizzari, 10 alle illustrazioni da Bartoli (da sole valgono il prezzo del libro), 0 all’oblio che la cultura italiana ha dedicato a questa penna assai interessante.

Stelle mozzafiato: *** ½ 

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