Siate rompiscatole!
di Paolo Borrometi
Dati tecnici:
Casa Editrice: Mondadori
Pagine: 154
Anno: 2023
Genere: libro per ragazzi (?)
Trama: 25 maggio 2013. Palermo.
Il giornalista Paolo Borrometi, invitato dal preside, si reca presso un liceo per una lezione speciale. Quel giorno al Foro Italico di Palermo avviene la cerimonia di beatificazione di Padre Puglisi e Paolo Borrometi, giornalista d’assalto, dedicherà il tempo che gli è stato dato a disposizione per raccontare agli studenti, un po’ irriverenti, un po’ arroganti, chi fosse Padre Puglisi e perché la mafia lo aveva trovato così scomodo per decidere di freddarlo mentre rientrava a casa il 15 settembre 1993.
Un viaggio lungo, che inizia da lontano, da quando Padre Puglisi era ancora piccolo e cresceva opponendosi sempre ai bulli o agli arroganti. Un percorso fatto di amore, accoglienza, un campo di calcio e una vita alternativa offerta ai giovani del quartiere Brancaccio.
Commento: Questo romanzo è stato assegnato per Natale a mio figlio dopo aver terminato Per questo mi chiamo Giovanni e, come sempre, non ho potuto non approfondire anche io questa lettura su un personaggio che conoscevo, ma di certo non così approfonditamente.
Paolo Borrometi e quel 2014 che porta dissonanza
Paolo Borrometi, nato a Ragusa il 1° febbraio 1983, è un giornalista italiano che ha vissuto sulla propria pelle la rabbia della mafia. Dopo aver fondato la testata giornalista d’inchiesta LaSpia.it ha risvegliato l’attenzione della criminalità organizzata che è arrivata prima ad aggredirlo e poi a tentare di bruciare la sua casa (aprile e agosto 2014). Nel romanzo l'autore racconta questi fatti ai ragazzi (nel capitolo Intimidazione, tuttavia si tratta di uno stratagemma narrativo, perché in realtà questi avvenimenti accadono solo DOPO la beatificazione di Padre Puglisi, il che rende la lettura in po' confusa anche perché Borrometi cita proprio il 2014 ai ragazzi (pag. 73). Come può farlo se stanno nel 2013?).
Da allora vive sotto scorta dei Carabinieri e dal 2016 si è trasferito a Roma, dove continua a ricevere minacce di stampo mafioso.
Dal marzo 2023 è condirettore dell’Agenzia Giornalistica Italia.
Con i suoi libri d’inchiesta (tra cui brilla Passaggio a Sud Est del 2012) ha vinto svariati premi ed ha ricevuto molti riconoscimenti onorari.
Stile un po’ articolato
Oltre alla dissonanza legata ad eventi posteriori a quelli narrati, è tutto lo stile di Siate rompiscatole! ad essere un po’ articolato e, a volte, di difficile comprensione, specialmente per un bambino.
La difficoltà è rappresentata in special modo dal passaggio tra il presente e il passato, lungo la narrazione.
L’intento dell’autore è sicuramente quello di rendere l’interpretazione intuitiva, con un semplice schema:
- presente (Borrometi a scuola che parla con i ragazzi)
- passato (racconto della storia di Puglisi)
Tuttavia questa alternanza è pesante e spesso il giovane lettore si confonde perché non capisce.
Forse sarebbe stato meglio un cambio di carattere o di colore del testo.
Per il resto il linguaggio utilizzato è molto semplice, forse anche troppo. Troppo giornalistico? Può darsi…
Un appunto. Nella storia, per quanto possa sembrare assurdo, manca la Fede. Il che rende il personaggio di Puglisi troppo poco dirompente.
Perché Padre Puglisi è beato?
Per spiegare meglio il mio concetto possiamo porci delle semplici domande…. Perché Padre Puglisi è beato? Chi ha avviato la causa di beatificazione? Chi ha accolto la causa e l’ha promulgata? Domande lecite, anche perché il libro si svolge proprio il giorno della beatificazione!
Il romanzo si occupa moltissimo della lotta alla mafia svolta da Padre Puglisi, ma molto meno della spinta cattolica che vi è dietro a questi gesti (per fare un analisi del contenuto delle parole chiave messe in evidenza nel testo ben 6 contengono la parola mafia al loro interno o sono legate a doppio filo con essa, mentre nessuna, NESSUNA, è dedicata alla sua missione come uomo di Chiesa). Oltre al fatto che solitamente per essere proclamati beati dovrebbe esserci un miracolo riconosciuto dalla chiesa attribuito al beato. Per Padre Puglisi, tuttavia, questo non è avvenuto. Perché?
Nel testo le risposte non ci sono, e se ci sono, sono molto vaghe.
Per questo appena chiuso il libro, vado ad indagare, un po’ delusa perché ancora una volta nella letteratura moderna i sacerdoti vengono in qualche modo ‘defeidizzati’ per renderli, viceversa, quasi degli operatori di centri sociali o direttori di club giovanili.
Perché dunque Padre Puglisi è beato? E perché la sua beatificazione è così importante per la Chiesa?
La causa fu lanciata nel 1999 dall’allora Arcivescovo di Palermo, il Cardinale Salvatore De Giorgi (colui che ha presieduto anche alla cerimonia di beatificazione), e fu promulgata da Papa Benedetto XVI.
Padre Puglisi è stato beatificato in quanto riconosciuto martire in odium fidei (per odio della fede). Questo viene detto nel testo. Ma non viene specificato che per questa tipologia di beatificazione non è richiesto che la Chiesa certifichi un miracolo avvenuto con l’intercessione del beato, in quanto la vita stessa viene identificata come espressione di Dio in Terra.
Inoltre Padre Puglisi è il primo martire che la Chiesa Cattolica riconosce come ucciso dalla mafia e sarebbe stato bello indagare le motivazioni che spinsero Benedetto XVI a firmare la proclamazione della beatificazione. Un’analisi a tutto tondo, che avrebbe posto Padre Puglisi al centro della Chiesa e non un’ombra nei sobborghi di Brancaccio…
La beatificazione di Padre Puglisi al Foro Italico di Palermo
Giovanni Spampinato, un modello da seguire…
Mi ha colpito moltissimo quando Paolo Borrometi parla del modello che ha seguito per diventare un giornalista d’inchiesta sempre in prima linea: Giovanni Spampinato, ucciso dalla mafia nell’ottobre 1972.
“Se la verità era tanto potente da diventare pericolosa per uomini capaci di uccidere, allora avrei fatto quello: cercare la verità, scriverla, ribadirla ad alta voce in modo che tutti la potessero ascoltare” (pag. 99).
Il ricordo di Spampinato mi è rimasto drammaticamente impresso anche perché non molto tempo prima avevo ascoltato la sua storia al corso di formazione giornalistica “Ossigeno. Rischi e doveri dei cronisti”, prendendo ad esempio come primo caso di giornalista ucciso a causa del suo lavoro, le cui indagini all’epoca risultarono estremamente poco approfondite.
Quel corso è rimasto molto caro al mio cuore per quello che mi ha insegnato (e non poco mi ha ispirato per il romanzo che sto scrivendo) e ritrovarmi questa storia tra le pagine di Siate Rompiscatole! mi ha emozionato. Così come tutti i paragrafi dedicati alla libertà di stampa (quella vera) e all’importanza della ricerca della verità, sempre. Nessuno mai dovrebbe essere imbavagliato o intimidito perché svolge con onestà il proprio lavoro…
Giovanni Spampinato
Complessivamente si tratta di un romanzo che sarebbe potuto essere più interessante se si fosse interessato anche di approfondimenti di fede (che sarebbero dovuti essere obbligatori, visto il tema trattato). La scrittura non ha particolari guizzi e nel complesso la narrazione risulta pesante per dei bambini di 11-12 anni, sia per lo stile (compresi gli sbalzi temporali) che per i temi trattati che non vengono sicuramente compresi in pieno dal lettore.
Il commento di mio figlio Emanuele:
“Questo libro mi è piaciuto molto nel messaggio che vuole trasmettere ossia “Anche se può essere rischioso, dì sempre la verità”.
La cosa che “non mi è piaciuta” è che parla di mafia e un bambino come me non deve leggere questi libri. Mi è piaciuto più questo di Per questo mi chiamo Giovanni.
I miei personaggi preferiti sono: Padre Pino Puglisi (3P) e Paolo Borrometi.
La scena che mi è piaciuta di più è quando 3P costruisce la casa per i bambini.
Il mio voto è 9”.
Letto: 19 dicembre 2025 – 5 gennaio 2026
Voto: 6 al libro; 5 allo stile e alla confusione temporale; 8 al ricordo di Spampinato; 5 alla copertina; 0 alla mancanza di personaggi cruciali alla storia a partire da Benedetto XVI.
Stelle mozzafiato: **½
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